la monografia - n. 4   Sensi

ti regalo una giornata di luglio

di scia

Seguimi.
Perché adesso ti racconto una cosa. E da questo momento, questa cosa sarà reale, non più parole trasparenti.
Siedi. E immagina.
La stanza è calda, colma di aria densa. E’ normale a luglio, vero? 
Lo so che è un ambiente che non conosci, e neanche io. La sto creando per te. 
Per noi, adesso. 

Mi unisce un filo a questa città, e voglio che sia qui. 
Dalla finestra aperta entra un’aria calda, che accarezza. 
Fa ondeggiare mollemente i tendaggi trasparenti. Una danza che ricorda i tuoi fianchi, quando cammini.
L’estate ha un odore particolare, un suo profumo di sole, di muri scaldati, come gatti sonnolenti. Vedi? Fuori ci sono solo tetti di ardesia. Sono bianchi, non grigi, perché la luce del mezzogiorno è accecante. E anche i gerani rossi, qui sul balcone, sono fuori fuoco. Abbagliati, dai contorni imprecisi. Puoi guardare fuori, vedere il mare in lontananza e sentirne i suoni. Del porto, delle rondini che volano. 
Ho questo ricordo, della città in cui sono nato. Proprio in questo mese. E questi suoni, queste immagini, fanno parte di me. E ora, anche di te.

La vedi questa stanza? I pavimenti a scacchi bianchi e neri, il tavolo rettangolare con il piano di marmo bianco. Se vuoi, puoi poggiare le mani, su quel piano. E’ freddo, lo senti? Contrasta con l’afa che entra, con l’immobilità dell’aria, con il silenzio che c’è.
Appoggiati.
Silenziosa, di fruscii lenti di leggero batista. Le tue vesti sottili. E il caldo che le incolla alla pelle. 
Ti voglio qui. 
In silenzio.
Voglio solo sentire la voce stridula delle rondini.
E il tuo respiro. Che si avvicina.
Incollami il caldo, di questo luglio, della tua pelle. Adesso. Lascia che ti spinga sul tavolo, lascia che io senta il tuo contatto. Lascia che le mie braccia diventino tue.
Ora ‘siamo’. 
E il caldo è tale che non senti quasi il mio respiro sul collo, se non come leggero soffio, come carezza.
Le mie mani, che adesso sono il tuo seno. Perché poggiano, senza differenza fra ‘me’ e ‘te’. Perché é la stessa cosa.
Perché sei mia.
Seduta, la bocca socchiusa.
Voglio appoggiarmi a te, calore su calore. Pelle su pelle. E’ estate amore, e puoi sentirla anche dentro, adesso.
Basta che apri gli occhi, e guardi. Qui ci sono solo io, e questo luglio, e i tetti grigi. 
Dentro a questa stanza piena dei nostri respiri, dentro a questo momento che non esisteva sino a un momento fa. Se non in noi.
Voglio sentire la tue pelle, albicocca e miele. Che scivoli sulla mia bocca, che filtri nei miei ricordi. Per rimanere fissata in un ricordo inalienabile. 
Perché passi da te a me. 
Sarà anche caldo, ma sento il brivido che mi lasci. Sulla schiena, nel tremore dello stomaco annodato. 
In silenzio.
Perché le mie dita possano ricordarti, percorrerti, ricrearti. Voglio imparare tutto di te.
E ora ascolta.
Perché il buio non esiste. E quando chiuderai gli occhi, anche solo un attimo, sarai in questa stanza. E mi vedrai di fronte a te, con il sorriso che sai, con il nostro odore, il nostro calore. Il silenzio della nostra anima. E non ci sarà la parola fine.

 « indietro   |   indice   |   avanti »