la monografia - n. 4   Sensi

luna

di trentesimoanno

Noi che siamo rimasti a vivere nella provincia diventiamo tutti amici.
Ci raduniamo in branchi.
‘E tu, in che cosa hai fallito?’
Io volevo diventare scrittore. Io volevo fare il notaio. Io volevo viaggiare per il mondo, spesato da una multinazionale. Io volevo calcare il palcoscenico dei più grandi teatri. O almeno, essere ammirato in un angolo di strada assolato, roteando qualcosa di fiammeggiante.
Ed io? Io volevo semplicemente avere uno stipendio che mi consentisse di iniziare ad avere finalmente una vita, una vita che fosse tutta mia.

Luna ha un libro nel cassetto. Nel cassetto del comodino, a fianco alle pillole che usa per riaggiustare il suo cervello, e sotto un portacenere che svuota solo quando trabocca di cicche. 
Luna cerca il vero amore, quello unico ed assoluto. 
Con gli uomini non ha mai avuto problemi. Ha capito da subito che le sue debolezze erano anche i suoi punti di forza. In città direbbero che è una mangiauomini. In provincia siamo invidiosi, e le diciamo che è una zoccola. Ma non è quello il punto. E’ che quando qualcuno la stringe la notte, lei sente il calore provenire dall’altro corpo. Ma non sente mai nulla arrivare dal suo. E non ha mai capito il perché. Sa solo che cerca l’amore unico ed assoluto. Quello di se stessa.

Luna un giorno è stata promossa. Era come me dall’altro lato del bancone, a bere. Credo che abbiano scelto lei e non me perché ha molte più tette, ed anche molti meno baffi. Beviamo ancora insieme, solo che ora, a lei, la pagano per farlo. Per me le cose continuano ad avere un prezzo da pagare. Specialmente la mattina presto, quando mi alzo e fingo di dare un senso lavorativo alle mie giornate. Lei, invece, dorme fino a tardi. Ho sempre ammirato la sua coerenza. 

Anche io, come Luna, non me ne sono mai andato. A dire il vero, abbiamo fatto entrambi un tentativo di fuga, decisamente patetico, quando era già troppo tardi. Siamo partiti, e ci siamo trovati davanti ad una scelta. Metterci finalmente in gioco, rischiando di iniziare la nostra vita. 
Oppure tornare comodi nella nostra sicurezza, fatta di frustrazioni accuratamente costruite come armatura intorno a noi, per sfuggire ad ogni contatto con il mondo reale.
 Abbiamo deciso entrambi che rinunziare senza neppure provarci sarebbe stata una scusa ancora più splendida del tentare e fallire. Abbiamo alzato le spalle, e siamo tornati al nostro sgabello nel locale. 

Ed anche io, come Luna, detesto me stesso. Lei, questo odio, lo porta tutto sul suo corpo, in forma di tatuaggi, di orecchini, di piercing. Io, io butto tutto dentro, e mi lascio uccidere lentamente da questo cancro autoindotto. Anche in questo lei è stata molto più coraggiosa di me. Io, però, osservo la gente meglio di lei. La ascolto, la comprendo, e mi faccio raccontare la loro vita davanti al solito cocktail nel quale Luna sbaglia ogni volta (volontariamente? non l’ho mai saputo) le porzioni di gin. Lei li rende ubriachi, io li rendo loquaci. Lei porta i tatuaggi e li spaventa, io porto la maschera e li tranquillizzo. E’ quello che mi ha salvato sinora. 

Il libro nel cassetto. Sapevo che esisteva. Lei non mi aveva mai detto nulla, ma a questo servono gli amici: a raccontarti le cose che le persone non vogliono che tu sappia. Avevo anche scoperto che molte pagine riguardavano me (e confesso che ci sarei rimasto molto male se non fosse stato così). Ero curioso, ma avevo deciso di non diventare invadente. Non le ho mai nominato il libro, non ho mai sbirciato nel cassetto. In realtà avevo paura che fosse qualcosa di bello. Che lei, lei, la mia sicurezza per sentirmi meno solo nel fallimento, avesse finalmente trovato una strada per abbandonare la provincia, una maniera tutta sua per iniziare la vita. Ecco, questo non l’avrei mai potuto sopportare.

Quando io e Luna siamo particolarmente annoiati facciamo sesso. Non sentiamo assolutamente nulla, ma ci consente di addormentarci subito. La scorsa mattina ero pronto per andarmene, in silenzio come al solito. Lei mi ha guardato e mi ha chiesto un figlio. Ha detto che è l’unica possibilità che ha per avere una vita normale. Sorrideva. Mi sembrava folle e patetica. Sono rimasto in silenzio. Mi sono rivestito, e me ne sono andato. Io non voglio essere salvato.

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