Cose dall'altro mondo

una copertina verde

di raquel (brasile)

"L'inchiostro verde crea giardini, selve, prati, fogliami dove cantano le lettere, parole che son alberi, frasi che son verdi costellazioni..."
Inchiostro verde di Octavio Paz

Fra qualche mese i brasiliani avranno un nuovo passaporto e di tutti i cambiamenti che si faranno solo uno non mi è piaciuto: il colore. Si passa dal verde all'azzurro. Non capisco bene il perché. Forse perché sul nuovo passaporto verrà scritto Mercosul e gli altri membri di mercato comune sono l’Argentina, l’Uruguay e il Paraguay, paesi sulla cui bandiera c’è l’azzurro. Non è che l’azzurro non mi piaccia, ma quando penso al mio Paese, penso al verde. Non soltanto perché il verde occupa gran parte della bandiera brasiliana, ma perché se guardo bene vedo diversi verdi intorno a me. Il verde delle foglie delle felci, della palma, del Flamboyant, del banano, delle bromelie. Quello delle tartarughe marine che tanti cercano di salvare e delle foreste che tutti dovrebbero cercare di salvare. Il verde dei pappagalli - e il Brasile nel ‘500 fu la Terra dei Pappagalli. Verde era il colore degli smeraldi che una volta i portoghesi cercavano nella mia regione. Pure la famosa caipirinha ha un po’ di verde, perché si usa il lime.
Lascio che i miei pensieri si tuffino nel verde, come il verde di gran parte dell’oceano che bagna le coste brasiliane, o quel verde che flotta sulle acque dei fiumi che formano il Pantanal. Mi trovo in mezzo al verde chiaro della canna da zucchero che produce dolci per tutti e soldi per pochi, al verde geneticamente modificato degli immensi campi di soia . Penso al futuro verde quando finalmente la riforma agraria sarà finita e la gente avrà terra da coltivare. Penso al verde quasi marrone delle piante del Cerrado, che racchiudono a Brasília le stanze presidenziali. 
Scendo ancora più al fondo e vedo il verde delle uniformi militari che governarono per 20 anni il mio Paese. Non voglio tuttavia stare a lungo in acque profonde e scure, quindi comincio a risalire e mi accorgo che al verde si contrappone il giallo, come quello delle magliette e delle bandiere scelte come simbolo del movimento per le elezioni libere all’inizio degli anni ‘80. E quella tonalità di verde, un verde scuro e brutto, non si vede più in giro. Ora vedo solo un verde luminoso insieme ad un giallo allegro. Nella mia lingua la parola verde si usa anche per indicare un frutto acerbo, quindi si dice una banana verde o un cocco verde per indicare che quei frutti non sono ancora pronti da mangiare. Forse è questo il Brasile: un frutto che ancora non è maturo e che mi nutre e m’idrata come l’acqua che si trova dentro il cocco verde. Il verde poi simbolizza la speranza e quella in Brasile ci vuole ancora, perché le promesse di una volta sono ancora promesse.
Inoltre tutto questo mio discorso sui significati del verde, questo cambiamento di colore della copertina del mio passaporto non mi piace perché mi sembra di sentire Renato Carosone che canta: “Tu vuò fa l'americano! Mmericano! Mmericano...”.

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