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Un vero, bravo russo
di ilrusso (russia) |
Domenica scorsa Igor ha festeggiato cinquant’anni d’età. Per l’occasione, il suo capufficio gli ha fatto dono di una bella medaglia (i russi amano molto questo genere di oggetti, lo sappiamo bene) e il momento in cui questa è stata tuffata in una tazza piena di vodka è stato quello che tutti attendevano, lì sono iniziati i veri festeggiamenti (lì, ahimè, è anche iniziato il black-out della mia memoria - per cui non so più dirvi altro, ma mi hanno raccontato che la festa successivamente ha avuto momenti veramente divertenti).
Quelli che di solito sono gli anni più belli della vita li ha trascorsi in epoca sovietica. E per lui, infatti, sono stati anni felici: frequentando la scuola ha conosciuto quella che ancora oggi è sua moglie (è anche già nonno, se è per questo), mentre durante i campi estivi del periodo universitario, tra zaini, tende da campeggio e chitarre, hanno iniziato a cementarsi le amicizie che durano tutta una vita. Ricorda in fondo con nostalgia anche quando, per poter leggere “Il Maestro e Margherita”, si procurò una preziosissima copia clandestina e la fotografò tutta, pagina per pagina. Oppure quando per tre anni consecutivi, due mesi per volta, (la prima figlia era ancora piccola) si fece portare in Siberia a verniciare tralicci (lo Stato lo consigliava vivamente, e pagava bene) o, ancora, quando per poter avere una casa propria (un appartamentino in un palazzone) dovette lavorare per due anni in una fabbrica di mattoni (interrompendo – autorizzato – il suo lavoro di ingegnere aeronautico).
Igor ha talento (gli spettacoli di cabaret che organizzava nel festival aziendale che aveva luogo ogni estate erano i più applauditi), sa fare di tutto (“Dategli una pinza e un cacciavite e vi riparerà il mondo” - come ogni russo, del resto); ha un modo di fare, pacioso e sornione, che attira subito la simpatia.
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La sua specialità è il calcolo delle traiettorie di caduta dei serbatoi dei razzi spaziali, una volta svuotati del loro combustibile (lavora con il suo computer portatile, dove capita, di giorno o di notte e sbaglia al massimo di 0,5 km, l’ultima volta, come premio, l’hanno ospitato su un grande elicottero ad assistere al recupero dei rottami nel deserto del Turkmenistan).
Ha saputo adattarsi ai nuovi tempi, ha scoperto di essere anche un bravo informatico e ha messo a frutto questa abilità; non ama l’inglese (e neppure gli americani, presumo) ma ha dovuto impararlo (per poterlo leggere); ha votato per un partito della destra liberale (contro Putin, quindi), così almeno gli ha detto di fare sua moglie.
Ma resta un vero, bravo russo: appena può corre nella dacia di famiglia, si mette scalzo e a torso nudo a piantare ravanelli e cetrioli (e quando sono maturi li mangia così, appena lavati, senza neanche sbucciarli - e sembrano, a guardare lui, la cosa più buona del mondo), poi, finita la giornata di lavoro, si tuffa nello stagno lì vicino, fa quattro bracciate per rinfrescarsi, e torna pronto per la grigliata (in cui non manca mai il pesce, la sua passione, di qualunque tipo).
Ora, finalmente, i soldi messi da parte sono bastati e si è comprato la sua prima automobile nuova (una Ford Focus), ma al lavoro (il primo, quello “ufficiale”) va ancora con la vecchia Zigulì, per il rispetto che prova per i suoi colleghi e la vergogna per essere diventato ricco.
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