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m come migros
di melusinach (svizzera) |
Capisci come è importante la Migros da queste parti, quando in fila alla cassa vedi il motociclista metallaro, quello alto e grosso, con baffi, barba, basette scure e l’espressione minacciosa oltre le borchie e i tatuaggi. E ascolti proprio lui rispondere all’imperturbabile commessa: “Si, la Cumulus, ecco, tenga…” La Cumulus non è roba di Harry Potter, ma la carta magnetica raccogli punti, come si conviene ad ogni rispettabile catena di negozi. E se intervisti il contadino del Jura, l’orologiaia di Neuchatel, l’educatore del Mendrisiotto, piuttosto che la casalinga di Herisau... ebbene tutti sanno cos’è la Cumulus. Lo sa persino il produttore di formaggini della Val Calanca (ecco, mi mancava di nominarla) e la domestica di Roré. Perché anche se abiti fuori mano, dove persino i turisti svizzeri tedeschi sono rari, bé, anche da quelle parti la Migros arriva. Una volta la settimana, col camion con la sua bella M arancione su fondo verde. Sali, ritiri il cestello e fai i tuoi acquisti. Dal 1925. In tutti i cantoni di ogni cantone. E non vende alcool (che il suo fondatore aveva le manie da astemio e l’ha fatto scrivere sul testamento che non si dovrà mai vendere alcool nei suoi negozi. Nemmeno i posteri).
Così, quando gironzoli nella confederazione, pur cambiando lingua, inflessione, dialetto, basta guardarsi intorno pochi minuti e vedi la rassicurante M: eccoti a casa. Tanto che in Svissera M è la prima lettera che i bambini imparano a scrivere (dico per davvero).
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L’amabile Elvezia però non ha solo la Migros quale simbolo di unità nazionale. Che quella è una strategia di affiliazione interculturale. Poi, chi vuole darsi delle arie va alla Coop. O alla Manor. Ma questi negozi qui non c’hanno la Cumulus. Però hanno sempre avuto l’Aromat, che la Migros ha dovuto sudare per riprenderselo, perché prima, quando i prodotti di marca le avevano fatto la guerra, e lei si dava da fare a produrre le imitazioni meglio imitate (l’ovomaltina è diventata l’eimalzin…) la signora Knorr non se lo lasciava portar via. Ora ho verificato: da poco tempo anche alla Migros si può comprare il mitico Aromat. Quello certamente non vi piacerà (se capitasse… controllate la vostra genealogia: scoprireste un avo confederato). Quella sorta di sale speziato infatti è il simbolo del gusto svizzero: non ho ancora conosciuto uno straniero cui piacesse. L’aromat va sulla carne, sulle insalate, sulla pasta (gli alpen macaroni, ve li raccomando) dando ad ogni pietanza lo stesso, identico, inconfondibile sapore: la svizzeritudine.
Che poi in Svissera non è vero che non si parla lo svizzero. La prossima volta (se ce la faccio, se no la volta seguente) vi racconto come è fatta la lingua svissera.
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