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dimmi dove
di lupo e ale (germania) |
Berlino è grande, Berlino è varia. Qual è il luogo preferito di chi ha scelto di viverci? Ho appena cominciato a fotografare le risposte. Cominciando da me.
Il quartiere di Kreuzberg è il meno esteso di Berlino, se ne sta lì disteso quasi nel mezzo della città e si gode la sua posizione privilegiata; la U1, una delle prime metropolitane d’Europa lo taglia da ovest a est. La U1 sbuca dal sottosuolo appena entra a Kreuzberg venendo da Schöneberg, offre la più bella vista sugli edifici della Potsdamer Platz e poi, appollaiata su tralicci d’acciaio, lo attraversa tutto guardandolo dall’alto. Poco prima di attraversare la Sprea sopra l’Oberbaumbrücke, offrendo un’altra magnifica vista, viaggia al centro della Skalitzer Strasse. Dove questa si incrocia con la Wrangelstrasse, d’estate ci sono sempre dei punk che si offrono di lavarti il parabrezza dell’auto mentre sei fermo al semaforo. Dietro la loro postazione c’è un tunnel fresco, due pareti di alte siepi non curate, tappate sopra dai binari della metro.
Mi sembra un pezzo di Chicago, vicino al Club dei Trevisani nel mondo si corre sotto le arcate della Subway e prima di attraversare il ponte sul Chicago River c’è a sinistra sul muro coi mattoni a vista (ma non pensati a vista come qui, semplicemente si erano staccati metri di intonaco) un enorme graffito con Michael Jordan che va a canestro. Sono rimasto lì dieci minuti a pensare e poi ho scelto tutt’altro.
Qualche giorno dopo mi incontro con Sara, la stagista, alla fermata di Warschauer Strasse. È una fermata della S-Bahn, la metropolitana di superficie. Prendiamo la S3 che si dirige a sud-est. Passa per Karlshorst dove il primo maggio di sessant’anni fa i tedeschi firmarono la resa con i russi e poi entra nella Berliner Stadtforst, il bosco nella parte est della città. Scendiamo a Rahnsdorf, in venti minuti a piedi siamo sulle rive della Müggelspree, tra il lago di Müggel e la Neu Venedig (nuova Venezia). Qui è tutto un reticolo di canali e ci si sposta in barca tra una casa e l’altra. Preparo l’inquadratura e mi siedo sullo schienale della panchina guardando la macchina, Sara scatta. Raccogliamo le nostre cose e ci sediamo sul lato giusto della panchina, l’autista dell’azienda dei trasporti ci vede dall’altra riva, sale sulla barchetta e rema fino a noi, gli facciamo vedere i biglietti, salendo ondeggiamo, lui si mette di nuovo ai remi e ci porta al di là del canale. Scendiamo, salutiamo e prendiamo l’autobus verso casa.
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Elektra sceglie il Monbijoupark, il parco è piccolo e centrale, quasi turistico direi, da un lato l’Oranienburger Strasse, dall’altro, attraversata la Sprea sopra un ponticello pedonale in lamiera, l’isola dei musei. Dove il parco scende al fiume hanno portato sabbia e si può stare seduti sulle sdraio, bere una birra e chiacchierare guardando il Bodemuseum. Il prato e l’erba del parco sono di un verde intenso e il contrasto è forte con il rosso vivido di un edificio basso che ci sta in mezzo. Elektra mi dice che è il dipartimento di pittura dell’Accademia d’Arte di Weissensee, ben distante da qui. Elektra vorrebbe frequentare l’accademia e i suoi pantaloni sono dello stesso rosso dell’edificio. È domenica ma c’è ugualmente qualche allievo che dipinge, uno di loro ci guarda mentre facciamo la foto, rimanendo seduto alla finestra.
Luca viene da Napoli, resta a Berlino due mesi però ci ha già vissuto per quasi due anni. Ci incontriamo sui binari della S-Bahn di Alexander Platz, prendiamo il treno per Spandau e dobbiamo arrivare fino al capolinea. Con la S passiamo sotto le volte di vetro della Lehrter Bahnhof ancora in costruzione, costeggiamo il Tiergarten, passiamo la stazione dello Zoo e poi tutta Charlottenburg, usciamo dal Ring, la S ad anello che separa la zona A, più centrale, dalla zona B, periferica. Passiamo a fianco dell’Olympiastadion, costruito dai nazisti per le Olimpiadi del 1936, restaurato per i Mondiali di calcio del prossimo anno in vista dei quali la Samsung ha offerto cento milioni di euro per fargli cambiare nome in Samsung Arena.
Poi attraversiamo la Siemensstadt con le industrie imponenti della Siemens, da cui il nome, della AEG, della Osram e le acciaierie Thyssen. Siamo a Spandau, camminiamo verso nord costeggiando l’Havel e raggiungiamo un piccolo ponte che ci porta su un’isola di vecchi capannoni in mattoni rossi; la tagliamo tutta in pochi minuti, attraversiamo un altro ponte, appena raggiunta l’altra sponda scendiamo a riva. Luca si fa fotografare lì. Alle sue spalle il lago di Spandau e un alto cementificio ora adibito a studio televisivo.
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