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Al ragioniere piace il cinema
di alessandra galetta |
Mentre s’impegnava per una vita di oggetti e di rate, il ragioniere Agostino Bandecchi non poteva prevedere quello che sarebbe accaduto di lì a poco tempo.
Ma adesso, dopo la firma obbligatoria di passaggio al part-time, non gli rimaneva che impiccarsi oppure confessare alla moglie la mutata situazione economica, vendere quanto era possibile e inginocchiarsi con la mano tesa davanti ai parenti.
Circa la prima opzione va precisato che lui, Agostino Bandecchi, classe 1965, soffriva d’attacchi di panico ogni volta che lo sfiorava il pensiero della morte, propria o altrui, indifferentemente, e quindi era certo che, dopo aver annodato la corda, si sarebbe aggrappato a quella maledetta sedia, con la bocca asciutta, le mani tremanti e le gambe molli.
D’altra parte, confidarsi con Germana non l’avrebbe sollevato affatto. Lei si sarebbe assestata sulla frase o mio dio, come faremo adesso?, aggravando la sua angoscia.
Non aveva scelta: avrebbe chiesto denaro in prestito ad amici e conoscenti e cercato un secondo lavoro.
Poco dopo le due, il ragioniere vaga per la città, aspettando che il pomeriggio si consumi. In sei mesi ha accumulato imbarazzanti no, altri debiti e nessun secondo lavoro.
Sua moglie gli ha appena accennato al progetto di lasciare l’impiego e di mettersi in proprio a vendere collane e bracciali.
Che ne dici? Lo faccio questo passo? Lui ha sgusciato un maalox ed è fuggito via.
Il giorno prima si è confidato con un compagno di scuola, rintracciato sull’elenco telefonico. Ti ricordi di me? Certo che si ricordava del genio della classe! Allora d’accordo, alle 14,30 di domani al bar, come ai bei tempi.
Mentre camminano verso il bancomat, il ragioniere ascolta a testa china: dillo a lei, ai tuoi genitori, ai suoceri!
Annuisce mentre infila le cinque banconote nel portafoglio.
Annuisce anche adesso, che è sera, mentre conta i lampioni del solito viale e strizza gli occhi al loro bagliore giallo, da cimitero. Devia verso sinistra e imbocca il vicolo. Non ci va sempre, solo quando è molto disperato. Se tira fuori la rabbia, la disperazione evapora e può tornare a casa.
E’ certo di trovare gli avanzi di un uomo in quel vicolo.
Che si tratti di sgradevoli resti, nessuno, neanche un bambino, può dubitarne.
Il relitto ha tra i quaranta e i cinquanta anni, vive al centro del vicolo, dove non ci sono porte, solo un balcone che sporge, al primo piano, la tapparella sempre abbassata. L’avanzo sta là sotto, con delle buste e una coperta.
Se non beve, dorme. Se non dorme e non beve, farfuglia.
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Il ragionier Bandecchi si ferma sempre a un paio di metri da lui. Oltre non s’avvicina, non per paura, ma per la puzza. Perché teme che la puzza gli rubi la ragione, che s’impadronisca di lui e lo imprigioni lì, nel vicolo.
Divarica sempre le gambe prima di attaccare a parlare a bassa voce, poi accelera alzando il tono, a volte afferra un bastone che c’è appoggiato al muro e dà dei colpetti al fianco o a una spalla dell’avanzo.
Insulta il mucchio disteso. Parolacce, minacce, rimproveri.
Prima o poi ti ammazzo, è la promessa che gli grida ogni volta prima di andare via. L’avanzo ormai lo riconosce e, anche quando è cosciente, lo guarda indifferente.
Del trambusto, il ragionier Bandecchi s’accorge quando ha davanti la scena: due ragazzi, forse sui venti, forse anche più giovani stanno picchiando l’uomo, che si lamenta piano e non alza nemmeno le braccia per ripararsi.
Fanno una pausa: uno accende una sigaretta, aspira profondo. L’altro ansima come se avesse un orgasmo, poi riprende a colpire.
Il tempo di rendersi conto e il ragioniere abbandona la ventiquattrore, afferra i due da dietro per i giubbotti, li spinge l’uno contro l’altro come fossero sacchetti di piume, assesta due pugni e tre calci.
Uno scivola, cade, si rialza, scappa. L’altro lo valuta, si passa il dorso della mano sul naso che sanguina, fugge piagnucolando: me l’hai rotto, bastardo!
Il ragioniere si riavvia i capelli sgualciti, riorganizza l’impermeabile con la cravatta, tranquillizza il colletto della camicia, s’asciuga con un dito la peluria sotto il naso.
La faccia del relitto pare impastata di vernice rossa. Ha la pancia scoperta e un ombelico nero che s’alza e s’abbassa senza ritmo.
Se fossi in un film, pensa il ragioniere mentre cammina piano verso l’uscita del vicolo, a questo punto s’ accosterebbe un’auto nera con i vetri oscurati e una voce ordinerebbe: Sali! Mi assumerebbero come guardia del corpo di un pezzo grosso e un giorno ucciderei il primo uomo. Questa del vicolo sarebbe la scena iniziale, poi la cinepresa racconterebbe la mia vita segreta da killer, per tornare indietro nel tempo, frugare nel passato e soffermarsi di nuovo qui, nel vicolo.
Prima che il viale si tramuti in piazza, entra in una cabina, tira fuori una scheda e un ritaglio di giornale. Mentre il telefono squilla, il ragioniere Bandecchi dice: sarebbe un film americano, una schifezza.
Sì, pronto? Chiamo per il posto alla pompa di benzina!
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