|
carta bianca
di garnant |
Da qualunque parte rigiri il libro, senti che è cavo e che dentro c'è qualcosa, qualcosa di solido, a giudicare dal rumore. Ma probabilmente è solo la pallina di metallo nella boccetta di smalto, o un pezzo di cioccolato rotto nell'uovo.
Sono pigra, non vengo spesso qui. Ma di tanto in tanto succede, e sono una sconosciuta come gli altri. Osservo, non troppo a lungo.
La pila di volumi all'ingresso è fatta a spirale, si regge sull'equilibrio di un colpo di scena, come fosse il peso sul fondo di un bicchiere per bambini.
Odio le copertine fantasy, sparse sul tavolo. Odio la promessa di una facile via di fuga.
Allora sfilo un libro dalla parete, è morbido da toccare, la copertina lucida cede sotto le unghie, e c'è quel liquido nero che cola sulle scarpe e si appiccica sul pavimento. Inchiostro, sapete, parole senza coerenza.
Ne sfilo un altro, non parla, troppo bianco, parole troppo piccole. Ne valuto il peso alzando e abbassando il polso. Raccolgo le mani, piego i gomiti, lo lancio lontano come fosse fatto per volare. Vola agitando stupidamente le pagine. Il braccio destro rimane allungato nell'aria per un istante. Il libro colpisce la parete, la foto del jazzista, il vetro esplode, si sbriciola in aria, tempesta il pavimento, piccola grandine tagliente.
Quando tocco i cocci a terra con la punta del piede non trovo neppure una pagina, nessuna lettera ammaccata, niente, esploso, solo vetro e nessun ricordo. Vi è mai successo?
|
Di far volare un libro dopo l'altro, lasciarne cadere uno a terra e trovare solo un'impronta bruciata, polvere nera da soffiare via negli angoli.
Qualcosa, qualcuno, vi ha mai fermato? Non la commessa, no, neppure l'assistente a termine. Qualcosa, qualcuno, intendo, dentro il libro, il libro che avevate tra le mani.
Avete mai sentito le dita dell'altro, l'autore, il mostro, toccare la carta dall'interno, avete premuto i polpastrelli sui suoi, attraverso la carta ruvida? Avete mai sentito il suo respiro sollevare una parola?
Se è anche vostro un ricordo simile, io vi posso aiutare.
Si tratterà di aspettare in silenzio, non vi so dire per quanto. Se ne andranno gli altri, spaventati dall'esplosione di vetro. Se ne andranno i clienti, che comprano solo carta. Spente le luci al neon sulla testa, vuota la strada di asfalto bluastro oltre la vetrina.
Allora verrà il buio e vedremo piccole pozze di luce sui tavoli, gli scaffali brillanti come i tasti di un pianoforte. Sentiremo la sabbia tonda e scivolosa sotto le suole delle scarpe, nel naso il profumo di legno di un interno altrove nel tempo.
I lettori dimenticati andranno a dormire sotto le loro coperte di carta. E i personaggi siederanno con noi, il cappotto liso sulle spalle, gli occhi gonfi di stanchezza.
L'autore non ricorderà di noi.
|