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punti e linee
di gretsch |
Distesa su un fianco, ti sei addormentata.
Sollevo con precauzione il lenzuolo, a scoprirti le spalle, fino alla vita. Ed è come scostare una tenda sul cielo notturno: bianca di luna, la tua schiena tranquilla, pallido specchio della volta celeste, finalmente si lascia guardare. Ed appare, nel misurato splendore della pelle, quella manciata di punti che una natura minuziosa ha disseminato con accuratezza, come piccoli astri di varia dimensione e intensità.
Come puoi non essere orgogliosa di questo prezioso tatuaggio siderale, di questo delicato teatrino del cielo? Come puoi vergognarti del dono che hai ricevuto, tu che porti indelebilmente impressa su di te una mappa essenziale dell'universo? Quelli che tu chiami difetti, e che di giorno mi nascondi alla vista, mi rivelano la loro presenza con la complicità della notte, proprio come le stelle. Non sai per quali percorsi io vada perdendomi, congiungendo uno alla volta quei puntini con linee diligenti, tracciando ogni sera nuovi itinerari, avventurandomi lungo rotte forse mai tentate, viaggi di cui ignoro la meta e di cui subito dimentico il punto di partenza.
È il mio planetario privato, fatto di galassie appena accennate, di nebulose intuite, di orbite mutevoli come quelle dell’animo, che tento di disporre secondo le volubili coordinate del cuore.
Ne deriva un assiduo ricombinarsi di traiettorie, fitte di attrazioni ingannevoli, deviazioni inspiegabili, allontanamenti provvisori, ritorni imprevisti e sorprendenti; un reticolo di linee virtuali che generano figure ad ogni incrocio, dando forma a geometrie che mai paiono ripetersi, e che approfittano d’un battito di ciglia per dileguarsi e riformarsi - forse diverse - altrove.
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E’ il mio spettacolo serale assicurato, un firmamento che si ripresenta
puntuale, incurante dei capricci delle nuvole; è la riduzione in sedicesimo di
una pianta del cielo in cui le stelle fisse paiono spostarsi ogni sera,
migrando sulla tua pelle secondo un disegno che qualche volta fui quasi certo
d'aver indovinato. E’ uno schema provvisorio e instabile, alla cui
precarietà mi piace abbandonarmi; un mondo in cui l’infinita linea retta si
rivela una tangente che schizza via per anni luce, ma che, curva impercettibile
e immensa, prima o poi farà ritorno.
Non riesco a sottrarmi a questo studio meticoloso e vano, alle prese con una
dottrina che non cessa di sorprendermi per il continuo estendersi delle sue
implicazioni, per il sensibile dilatarsi dei suoi confini, inconcepibili eppure
sempre racchiusi dal profilo delle tue spalle, dall'onda dei tuoi fianchi,
dalle dune delle tue reni addormentate.
Così, dopo aver tentato ogni volta nuove geometrie, nella dolce consapevolezza di non poter mai esaurire i collegamenti possibili, finisco per sostare immancabilmente in un punto che non so dire se d’arrivo o di partenza, o in un luogo intermedio che non so ben riconoscere.
Che una simile ricchezza ti sia ignota dà alla mia contemplazione il brivido dell'illecito, ed è con infinita cautela che adagio il sipario del lenzuolo su
quell'universo in miniatura, mi corico al tuo fianco e chiudo gli occhi ad un sonno imminente, pronto a perdermi in altri mondi notturni, dove son certo che altri percorsi, altre inevitabili congiunzioni mi porteranno di nuovo ad incontrarti.
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