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l’editoriale
della redazione
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scritture di golena
Non dite che non l’avevamo detto. L’avevamo detto subito e dalla prima volta: qui si sta sul bordo.
- Qui dove? Sul parapetto? Sul davanzale? Sull’argine?
- Sul margine, diciamo.
- Ebbravo, che dire margine è dire molte cose e nessuna.
- Ecco.
Perché ci sembrava – ci sembra tuttora – che questo fosse il bello, qui.
Che si potesse camminare costantemente sul bordo, nelle intercapedini, sull’orlo del terrazzo o del burrone. Che sennò è facile, tuffarsi in territori sicuri, di qua o di là, nelle piscine o nelle minestre riscaldate, nelle riserve indiane, nelle serre ben serrate.
- E se ti vengono le vertigini?
- Allora vuol dire che funziona.
- Dici?
- Prova: guarda giù.
- Uh.
sacripante! era nato così, quattro numeri fa, dalle schiume di quest’acque inquiete del web, nave ammutinata in partenza, lungo rotte a tutto, diretta verso incerte linee del cambiamento di database, linee d’ombra, doppie colonne d’Ercole. Essì che i mari da navigare erano, sono tanti, infiniti.
- E il più bello dei mari scommetto che non l’avete ancora navigato…
- Il più bello è quello lì, quello altrove, oltre il bordo.
- E come ci si arriva?
- Devi andare dall’altra parte.
- Ma lì ci sono le rapide.
- Altroché, sono rapidissime: qualcuna arriva pure ieri. La scrittura a volte arriva ieri, a volte domani, qualcuna pure mai (sono le mie preferite)
- Sì, di questo passo i migliori libri saranno quelli mai scritti…
- Quelli sono bellissimi. E non è proprio vero che non sono scritti: guarda quanti ce ne sono qui. Sono scritti sui margini.
- Mah.
Abbiamo visto e imparato un sacco di parole, e di spazi tra le parole, ché il web è bello anche per questo: il ritmo lo dai tu, ci metti tu lo spazio bianco, il margine che vuoi, che ti unisce e ti separa – perché questo è il potere e l’inganno dei confini - dalle scritture, dai corpi degli altri.
- Ma dai, qui siamo tutti senza corpo, tutti astratti, siamo una comunità di soprannomi.
- Soprannomi, sovrasensi e sottotesti: un corpo, testone!
C’è una parola, poi, a frugare tra i testi di questo numero. Una parola bella di suono e pure giusta: golena. Argine fantasma, soggetto a piene e vuoti, che ospita moltitudini di vite oppure niente, e cambia, cambia e resta.
- Come, giusta? Le parole non sono tutte giuste?
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- Le parole giuste certe volte sono quelle un poco fuori squadra, leggermente spostate di qua o di là, a fare un’ombra irregolare, disegnare una forma diversa da quella che avevano prima.
- Ah, le ombre. Sono tutte margine.
- Ecco.
E questa volta, anzi, c’è un bordo in più, un altro m/argine. La rubrica “Fuori logo (parole che accadono altrove)”: s-confiniamo, per questo numero, in una rivista siciliana che ha il nome di “Margini”, e sta pure quella su un bordo. Il confine è permeabile e ci passano parole: pubblichiamo dai loro margini due testi, e due testi di sacripante! defluiranno laggiù.
- Come, laggiù?
- Sì, laggiù, lassù, dipende da come giri la carta.
- Se la giro in giù le parole cadono sui margini.
- Allora è il momento migliore per seguirla.
- Ah.
E qualche volta, se la scrittura è ferita – squarcio, apertura, e persino sollievo - il margine è labbro e sutura. La parola apre ferite che la parola rimargina. E questo aprirsi e chiudersi dei bordi cambia costantemente le nostre carte nautiche, le nostre navigazioni, i nostri corpi.
- In che senso, ferita?
- Dai, non lo vedi? Guarda bene, all’ora del pasto degli squali e delle perle, guarda quello che gettiamo in acqua: dubbi, dolori, ricerca, mancanze, incertezze, tensioni, impossibile.
- Non dirmi che c’è pure sangue, qui.
- Eccome.
- E cicatrici?
- Anche quelle: le cose si rimarginano.
- Per fortuna.
- Per fortuna.
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[Così ai margini s'intrama la scrittura, che a volte da un lato all'altro del margine fluisce. Edoardo/Scia ha accolto tra le sue parole i lettori di sacripante!, in una vita breve.
Buon viaggio verso altri Margini, Scia]
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