la monografia - n. 5   Margini

doppio sogno 

(traumnovelle)

di effe

Datemi adesso sangue, respiro e sangue, un finto destino e sangue. Datemi un vasto senso d'assoluto. Datemi piuttosto vita, datemi morte, entrambe. E sangue, e che sia sigillo all'altra e all'una segno. In questo primo giorno della Festa, in questo ultimo, datemi la folla a voce alta, l'urlo che schianta e risolleva, e la bestemmia che nega e invoca infine debolmente un dio. Datemi pochi istanti di un coraggio breve, vi muterò in cambio la strada in sogno, l'attesa in oro, e l'eresia in molte verità

Penetrò Teseo nel labirinto di se stesso, e certo sapeva di trovarvi al centro un mostro. E nel palazzo di ricordi e di segreti, nel mistero di falso e chiaro trovò infine, ma era invece un angelo.

Da un anno e da ogni anno il momento dura, è un vuoto che si riempie di bianco e di rubino, è un tempo che traccia linee su mani e volti. Colma di suoni questa notte, e conclusa appena. Ora un filo breve d'alba, e il tempo quasi dell'incontro. Si svelano tra poco volti, si perdono destini.

Portava Teseo per inganno una maschera in forma di toro, sul capo il Minotauro aveva d'oro l'effigie del volto di Teseo. Trovandosi di fronte infine, così si videro eguali uno all'altro e da se stessi differenti, animale e ora uomo l'uno, uomo l'altro e animale.

A un lato e a quello opposto della porta s'accostano voci e muscoli e tensioni. Eguale il sudore su pelle e manto nero, sul Coraggioso e sul Furente, in un culmine acuto di destino. Vicine si riconoscono ormai le due metà, s'avvertono, tremano d'intensità e di richiamo sull'identica via di lastrico, e quel che ondeggia nelle vene è desiderio forte e vino.
Lo sento ora anchio il desiderio, conosco la tua necessità 
Alla porta del dedalo uscì infine giovane l'eroe, dicendosi del demone uccisore. Ma le spoglie non traeva con sé, né fu possibile affermare, guardando da lontano, che fosse costui Teseo.

Separati ora da uno spazio breve, per le strade di pietra e grida viviamo la danza che mima movimento e fuga, e mentre fingiamo al mondo di cercare la distanza, la eliminiamo in realtà a ogni passo, per toccarci il corpo finalmente, e il cuore.
Fin da quel tempo ti ho cercato sempre, e non eri fuggito mai.

Forse lo seppe solo Arianna nell'accarezzargli gli occhi, e per questo e per pietà venne allora abbandonata, e lo conobbe Egeo nell'ultimo suo volo, che non più l'uno, ma i due nell'uno erano così tornati.

Ma qui è il tempo e questo il luogo. Vibra un suono acuto, rotolano voci. Ondeggiano ora mani e volti. S'apre la porta a breve, spostando l'orizzonte. Quella è la direzione in cui rincorrere, l'istante è quello in cui fuggire. Preparati a vedere la mia camicia bianca e il fazzoletto rosso al collo, preparati a vedere il mio corno ricurvo presto spezzato e l'ampio petto già rigonfio di fiato breve. Mentre sorgo tutto inseguimento e fuga, con il mio zoccolo e il mio piede batto sul selciato il ritmo, e si celebra mistero e rito. Il cuore doppio purifica ogni colpa, mentre detona a sera la fine dell'infinita Fiesta di San Fermìn.

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