Cose dall'altro mondo

Essaouira: le dieci meno dieci

di tristan bantam (marocco)

Tutti i giorni alla stessa ora passo davanti alla torre dell’orologio. Ci sono giorni che a quell’ora l’aria fresca del mattino si accende dei contrasti netti: l’azzurro del cielo, il bianco dei muri. Giorni in cui, a quell’ora, le strade piene di gente per la passeggiata serale si tingono dei riverberi rossastri che arrivano dall’Oceano. È sempre l’ora in cui le botteghe aprono, quella in cui - le strade vuote e poco illuminate - i muli possono transitare nella medina, con i loro carichi di mattoni o di macerie. L’ora di prendere un tè nell’ombra del pomeriggio. Il momento di sedersi e parlare per il piacere di farlo. L’ora di alzarsi o di andare a dormire. L’ora delle cinque abluzioni e delle cinque preghiere. L’ora di portare il pane a cuocere al forno.
E ogni volta che alzo lo sguardo, mentre vado al lavoro, per vedere se sono in ritardo, è sempre la stessa ora. Perché, caso raro in Marocco, Essaouira è città dotata di Torre dell’Orologio. La piazza sottostante ne prende il nome a celebrarne l’importanza. Qui vivono due grandi ficus, credo centenari, e si popolano di gatti, si circondano di turisti, si godono l’angolo che li protegge. La torre pare sia stata voluta dal maresciallo Liautey, governatore francese del Marocco al tempo dell’occupazione. 
Ciò che non si ferma dal VII secolo d.C., quando Oqba ibn Nafi portò l’Islam nelle “terre a occidente” o Al Maghrib o Marocco che dir si voglia, è invece il ciclo puntuale dei richiami alla preghiera.
Alcuni pregano, altri non sempre, altri ancora mai. Ma che si preghi o meno il tempo continua ad essere scandito dalle voci dei muezzin. Le ore della preghiera sono sempre diverse, perché dipendono dall’alba e dal tramonto, variano gradualmente ogni giorno, con l’alternarsi dei solstizi e degli equinozi. Ho scoperto che per i filosofi dell’Islam, in particolare per un tale Semnânî, esiste un tempo del mondo oggettivo e un tempo interiore dell’anima e in questi due tipi di tempo il prima e il poi hanno significati completamente differenti. Ho scoperto anche che gli orologi non aiutano a conoscere il tempo dell’anima.
Così ogni giorno passo davanti alla torre dell’orologio, guardo che ore sono, perché in fin dei conti sono nato e cresciuto altrove, e rido un poco di me che non perdo le abitudini e un poco della torre che, in barba al maresciallo Liautey, è ormai divenuta un monumento alle dieci meno dieci. 

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