Cose dall'altro mondo

Una zattera e l’olio di semi

di kreshatik (repubblica ceca)

Una delle nostre mete privilegiate per le passeggiate in città è ancora oggi la Střelecký Ostrov (l'Isola dei Tiratori); la si imbocca scendendo una scalinata dal ponte Legií, di fronte al Teatro Nazionale. Era qui che molti anni fa ci riunivamo tra studenti per le serate di lettura. Specialmente nelle serate d'inverno, con la Moldava attraversata dai lastroni di ghiaccio, allineati lungo cupi filari in silenziosa processione, amavamo ascoltare le nostre voci scorticate dal freddo ribellarsi e declamare versi scritti in notti di delirio e d'amore. Consideravamo l'isola alla stregua di una zattera (záchranný vor), che col suo incedere lento controcorrente (tale era l'impressione ottica che si aveva quando i lastroni la fiancheggiavano diretti a nord) ci traghettava in una fuga ideale oltre i bastioni del Vyšehrad, antico e dimenticato cuore della città. Le interminabili discussioni. E i sogni, i racconti di terre lontane che qualcuno di noi aveva visto, la nostalgia di quelli che, come me, si sentivano irrimediabilmente lontani da casa.
Oggi, a quasi quindici anni di distanza, molte cose sono cambiate: a partire da noi, naturalmente. Ma sono sicuro che separatamente ognuno, quando passa di qui, si chieda che fine abbiano fatto quei sogni e provi la desolante sensazione di vederli impigliati tra i rami spogli dei castagni che puntellano l'isola. Nelle occasioni in cui si viene in compagnia le discussioni non sono più quelle di una volta: nulla di iniziatico è sopravvissuto. Ora si parla del più e del meno, del prezzo della benzina e delle code dai benzinai oppure della "querelle" attorno ai manifesti pubblicitari che con la loro gigantografica volgarità (o è arte post-moderna?) presidiano i palazzi in restauro, l'ingresso dei parchi, le fermate del tram.  
Io ascolto e difficilmente intervengo: sono discussioni che per un occidentale "navigato" sanno di trito, anche se sorrido segretamente della spocchia del mio "so già come andrà a finire". Guardo gli altri come fossero capi indiani del tutto incapaci di presentire la rovina che incombe sulla propria gente e che io invece già prevedo. Come avessi davanti a me la lastra nera azteca attraverso cui John Dee (illustre erudito inglese che capitò da queste parti verso la fine del '500 e che la leggenda ha ingiustamente trasformato in un mentecatto alchimista) preconizzava le sorti del mondo intero. Poi P. interviene e ci racconta di come molti praghesi abbiano già sperimentato l'olio da cucina come propellente per le auto. L'olio da cucina, di semi. Alla notizia ci guardiamo e scoppiamo a ridere, l'isola torna a essere per un breve momento la vecchia e scalcagnata zattera su cui incuranti della nuda realtà incombente su Praga navigavamo verso il mare aperto dei sogni, delle cose deliziosamente improbabili. L'olio di semi da cucina al posto della benzina. Una stravagante alchimia che solo a Praga può far concorrenza alla realtà. Al punto che le vendite dell'olio sono triplicate. In barba alle code dai benzinai. 

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