Cose dall'altro mondo

cambiamento

di vololibero (usa)

"Lo sai che hanno chiuso il Benetton in Chelsea?" - era luglio quando ho lasciato cadere questa bomba sul mio room-mate, nascondendo appena la soddisfazione di essere stato il primo a saperlo.
"Davvero?!!!"

Il Benetton era un grande negozio su due livelli, in un palazzo di venti piani costruito appena due anni fa. Ed era un punto di riferimento. New York è una città così grande e con una pianta così regolare (e con palazzi così alti...) che si finisce con l'usare negozi e ristoranti per orientarsi.
Ma è anche una città che cambia di continuo e così ti capita di camminare per strada e di scoprire all'improvviso che qualche cosa è sparito.
Alle volte, come nel caso del Benetton, non sei più sicuro di dove sei esattamente o di che cosa è successo. Il negozio definiva il posto, e senza di esso, in un certo senso, il posto non c'è più. Ma più spesso registri semplicemente il cambiamento e, nel giro di poche settimane, o magari anche solo di pochi giorni, non ricordi nemmeno più che cosa c'era prima.

"Lo sai che domenica chiudono la Big Cup?" - neanche un mese dopo era il turno del mio room-mate di lasciare cadere una bomba su di me.
"Cosa?!!!!".

L'unico caffè-lounge in Chelsea, un locale caratteristico e pieno di vita, lì da almeno dieci anni, sparito, nel giro di una settimana, dopo che gli hanno alzato l'affitto.  
New York cambia in fretta, e su grande scala. La parte nord del Village, il Meat Packing District (la zona dei macelli), un posto dove sette anni fa ti sentivi un po' a disagio a camminarci di notte (ci andavi solo per Florent, il locale francese aperto sette giorni alla settimana, 24 ore al giorno), adesso è pieno di ottimi ristoranti, boutique ed alberghi di lusso, gente a tutte le ore del giorno e della notte. Le ragazze si rompono i tacchi a spillo sul pavé (coperto da una patina di sporco irremovibile, da guerra batteriologica) ed il posto puzza ancora, ma questo contribuisce al fascino grunge-chic.
Chelsea, sette anni fa, era un posto sonnacchioso ed un po' povero. Adesso molte delle gallerie d'arte più importanti sono qui (chiaramente nella zona più brutta, quella dei carrozzieri per auto e depositi di taxi). I negozi ed i locali economici vengono sostituiti da posti più belli e cari (e la Big Cup chiude. Dove andrò adesso?). Arrivano famiglie con figli e soldi, e i gay, che nel corso degli anni hanno reso la zona trendy, iniziano a spostarsi più a nord. Ed il gioco ricomincia, sempre più rapido. Arriva a toccare Hell's Kitchen, "la cucina dell'inferno", un quartiere dove dieci anni fa ci vivevano i disperati (e no, non ci andavi di notte). Ed oltre. Come in un'esplosione che continua ad espandersi, le zone di Brooklyn e Queens più vicine a Manhattan sono in piena trasformazione. È come un'invasione barbarica al contrario. Come i prezzi salgono in un quartiere, i vecchi abitanti si spostano in un'altra zona, facendone salire i prezzi e causando lo spostarsi di altra gente, e così via, un'ondata dopo l'altra che ha finito con il passare l'East River (il fiume sul lato est di Manhattan), per iniziare a riversarsi su alcune delle altre città che formano questa metropoli gigantesca e davvero unica. New York è una città che cambia, ogni giorno, con ostinata intensità. Una città che cambia per poter rimanere se stessa. 

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