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tanti auguri, quasi troppi
di benty (grecia)
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E’ settembre: delle vostre vacanze in Grecia, dove casualmente avete incontrato metà dei vostri colleghi, resta solo un ricordo sbiadito. Lì avete imparato a dire buongiorno, buonasera, buonanotte, (kalimera, kalispera, kalinihta) e siete tornati a casa orgogliosi, coltivando l'illusione di essere portati per le lingue straniere. "Facile il greco", avrete addirittura pensato. Stolti! Ma adesso potete rendervi conto di quanto siate lontani dalla drammatica realtà. Soffermiamoci sul come e quando fare gli auguri in greco: sarà più che sufficiente per farvi cambiare idea.
I greci risultano un popolo altamente cerimonioso e, permettetemi la licenza, beneagurante. La gamma di espressioni che utilizzano e il numero di occasioni buone per augurare qualcosa a qualcuno (accidenti esclusi) sembrano smisurate. Per iniziare, qui la giornata non è divisa semplicemente in mattina-pomeriggio-sera-notte. Troppo facile. Hanno aggiunto il "mesimeri", ovvero la fascia oraria che va dalle 12 alle 16 circa. Quindi esiste anche il "buon primo pomeriggio" (kalò mesimeri) del quale vige pure il vezzeggiativo (kalò mesimeraki). Ovvero, se siete intimi, potrete augurare persino il "buon primo pomeriggino". Ma questo e' ancora nulla.
Il greco trova qualcosa da augurarvi anche se avete acquistato capi di abbigliamento o avete tagliato i capelli (me ighìa - traducibile "con salute"). Se ci fate caso, sembra che manchi una parte iniziale, oltre all'utilità oggettiva dell'augurio. Ogni greco vi darà peraltro una traduzione leggermente diversa del pezzo mancante, quindi tanto vale darci sotto con la fantasia e riempire a piacere. In questo caso io azzarderei un facile "che tu possa sfoggiare sempre la tua acconciatura ..." per poi concludere con l'augurio di cui sopra. Per acquisti più importanti (un'auto, una casa, un deltaplano) ci sono espressioni come "kalo' risiko" (possa tu godertelo/a con fortuna), che non sembra a però avere relazioni col celebre gioco da tavola. In particolare nel caso dell'acquisto di un’auto si augura "siderenio", traducibile come "ferrosa". Secondo loro vorrebbe dire robusta, sottintendendo un incipit che io amo immaginare così "Che la tua autovettura, in caso di schianto frontale con un camion nelle insidiose autostrade greche, possa risultare sufficientemente ..." . Se avete appena comprato una fiat si fanno direttamente il segno della croce.
Da noi, nella maggior parte delle occasioni festive, si usa il multifunzionale auguri, versatile, conciso e completo. Qui c'e' hronia polà, che letteralmente significa "molti anni". Evidentemente anche in questo caso il corso del tempo e l'uso dell'espressione hanno eroso una bella fetta iniziale. Le ipotesi che potremmo formulare sull’introduzione mancante sono "che tu possa ancora vivere felice ...", ma in certe situazioni forse anche "occhio, che non ti restano ancora da campare...".
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Se il mondo occidentale si limita ad augurare "buon anno" il primo gennaio, in Grecia si va abbondantemente oltre; ci si augura buon mese ogni primo del mese (kalò mina), spesso buona settimana di lunedì (kalì ebdomada), a volte addirittura buona stagione (kalì epohì). Ad agosto, oltre alle scontate "buone vacanze", (kales diakopes) soprattutto verso la fine del mese, si possono sentire anche dei sorprendenti “buon autunno” (kalò ftinoporo), o direttamente “buon inverno” (kalo himona), che non alleggeriranno affatto l'incombente malinconia di fine stagione che già vi opprime. Qui non ci si limita ad augurare buon viaggio (kalò taxidi), vi augureranno anche buona strada (kalò dromo), e credetemi, per come guidano i greci, ce n'è davvero bisogno.
Per il compleanno le espressioni in uso vanno dal già citato hronia polà a oti epithimis (letteralmente tutto ciò che desideri – c’è da aggiungere davanti un quasi certo "possa realizzarsi quanto prima…") e gli auguri si estendono en passant anche ai parenti stretti con altri convenevoli (na tin/ton herese, possa tu godertelo/la). Ma ben più importante evento è l'onomastico, che si basa sul calendario dei santi cristiano-ortodossi. Misteriosamente ogni greco sembra saperlo a memoria. Anche i conoscenti più superficiali, nel giorno del vostro onomastico, non mancheranno di inviarvi un messaggio, o vi telefoneranno costringendovi a ricambiare con un invito a cena o a bere qualcosa. La prima misura da prendere in Grecia, se ci si ritrova in ristrettezze economiche nel giorno del proprio onomastico, e' sempre spegnere il cellulare, staccare il fisso e barricarsi per un paio di giorni in casa.
Non si spiegano come possa considerarsi un augurio serio il nostro "in bocca al lupo". Qui, in caso di esami o anche se decidete di attraversare la strada, si usa augurare kalì eptihia, ovvero un ridondante "buon successo", come se un successo non fosse già cosa abbastanza buona di per sé. A volte la maestria greca nell'arte dell’augurio brilla, per praticità e stringatezza. I nostri interminabili "auguri di pronta guarigione" rischiano di vedere il malato trapassare prima che il vostro amorevole messaggio possa sortirgli un qualche effetto. Qui invece si usa il perentorio, quanto per me intraducibile, perastikà (possa tu stare bene presto?). Va anche detto che, nonostante l'inutile spreco di auguri, una cosa tanto cretina come "buona camicia" non si sognerebbero di dirla nemmeno in Grecia.
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