Cose dall'altro mondo

Scusi, lei parla svissero?

di melusinach (svizzera)

Scusi, lei parla svizzero?
No. Come certamente saprà in Svissera si parlano tre… ah, giusto, dimenticavo… quattro lingue: il tedesco (nord, nord est) il francese (ovest, sud ovest) l’italiano (sud un po’ a est) e il romancio, o i romanci (est, sud est).
Che bravi… e le sapete tutte le lingue? Certamente! (lo svissero intervistato dall’incauto turista è sempre più orgoglioso). O per meglio dire ne conosciamo almeno altre due: francese e tedesco per gli svizzeri italiani, tedesco francese per gli svizzeri tedeschi e francese tedesco per gli svizzeri romandi (che sono gli svizzeri che parlano francese).
Ah. Cavoli! Però c’è qualcosa che non mi torna: gli svizzeri italiani sanno tre lingue e invece gli altri ne sanno due?
Eh, sa com’è. Noi ticinesi (Ticino =>Svissera italiana senza Grigioni italiano) ci tocca essere più bravi… Che sa, prima o poi comunque, per studiare e lavorare ci tocca andare ‘indenta’. Zurigo, Basilea… Lucerna. Se no Ginevra, Losanna o Friburgo.
Be’, certo che poi in questo modo vi aprite la mente… poi sapere le lingue è utile, invece noi…

Invece…
Invece in svissera, sappiatelo, è vero: si parla lo svissero. Anzi, si parlano tre svisseri (anche di più a ben guardare, che lo svissero tedesco è plurimo tanto quanti sono i cantoni germanofoni). Dunque abbiamo gli Schweizer-deutsch (svisserduch): quello di Berna (stringato e lento contemporaneamente, che i bernesi amano la concisione e poiché discendono dagli orsi sono poco loquaci) quello di Zurigo, tuttounbusiness. Quello di Lucerna… giusto un pochino cantilenante. Di quello di Basilea non ho notizie (ma già siate contenti di quel che sono riuscita a racimolare). Tutti sempre più gutturali e tutti decisamente diversi dal tedesco dei tedeschi, l’Hochdeutsch, tanto che se l’avete studiato non illudetevi: da quelle parti non serve. Tant’è che a causa dei risultati dell’inchiesta PISA (sapete, quella che compara i risultati scolastici nelle materie di base di una cinquantina di paesi, e che ha rilevato che la svissera è fra i fanalini di coda dell’Europa per quanto riguarda la capacità di espressione, comprensione, lettura e redazione di testi dei giovani quindicenni) ai docenti e alle docenti della svissera tedesca stanno proponendo corsi di tedesco (che i maestri a scuola parlano svisserduch, e in parlamento pure si parlano i dialetti del tedesco) Però mi assicurano che se uno conosce uno svisserdutch poi capisce anche gli altri. Bene. Tengono persino dei corsi, a Berna. Con il collutorio in omaggio a partire dalla terza lezione (prima no, che sono troppi quelli che si scoraggiano). E i francofoni? Con l’orgoglio tutto francese per la purezza della lingua… Lo sapete come li chiamano i byte i nostri francofoni? No? Potrei aprire un concorso, ma siccome non posso regalarvi nulla ve lo dico: i bytes in francese si chiamano ‘octet’. Donc, mon ordinateur (jamais PC) a une capacité de XY octets. Ho dimenticato come si dice files, ahimé, se no ve lo dicevo.  
Stavamo però parlando dello svisserofrancese. Che in fondo è quello che mi piace di più. Infatti, per coloro che non hanno la mente matematica, semplifica davvero la vita. Per esempio: per dire ottanta in francese, si dice quatre-vingt (ovvero quattro volte venti) e per dire novanta si dice quatre-vingt-dix (quattrovolteventipiùdieci). Per dire novantuno si dice dunque quattrovolteventiundici… e via dicendo. Per dire settantatrè, si dice peraltro: soixante-treize. Come dicevo, è tutto un sommare e aggiustare. Bene, i romandi dicono nonante per dire novanta e septante per dire settanta. Ehhh... Questa sì che è una liberazione. Altre importanti differenze tra il francese e il romando le so mica, che io il francese l’ho imparato da un maghrebino…
E lo svisseroitaliano? Anche lui, anche lui ha le sue finezze. Diciamolo: a prima vista ha molte affinità col lombardo, che uno direbbe… bé, l’è poo ‘n dialet. Nonnonno, vossignori (e gentili signore). Sfido qualsiasi lombardo a sapere chi è il buralista. O il demanio?? E la laborantin? Eh? Per non parlare di quando la Migros (mamma-migros tanto ormai la conoscete) mette fuori le AZIONI (ACTION en svisserfrançais, ACTIONEN in svisserdutch). Che non sono le azioni nel senso del capitale azionario… Sono quelle che altrove chiamano SALDI. Dunque ho comprato lo zucchero in azione, impari a dire appena cominci a fare la frontaliera in svissera. Così ti integri subito. L’AZIONE è come l’aromat: una caratteristica della svizzeritudine. Mio figlio mi sgrida perché sono una maniaca delle cose in Azione (pensate, la rivistina della Migros si chiama così…), teme che un giorno compri cibo per gatti in offerta, anche se noi di gatti non ne se ne ha. Vi è infine una caratteristica fondamentale dello svissero di qualsiasi radice linguistica: il numero di vocaboli utilizzati deve essere sempre PARSIMONIOSO. Non sia mai che uno svissero usi troppi termini per indicare oggetti o attività. O sentimenti. Ci sono le cose e i fatti. Non si confondano i sughi con gli intingoli. Chi parla ad intingoli se la tira. Spreca fiato e parole. Così, casualmente, dopo anni che abiti in svissera ti accorgi che il tuo vocabolario è dimagrito di circa la metà. Che hai imparato bene cosa significa quando usi un termine fuori dai dieci correnti: uno sguardo di compassione, un’alzata di sopracciglio: ‘parla cume ta mangiat, se-de-no.. tas’. Allora si tace. 

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