le rubriche

Blu bemolle

di matteo pelliti

Acqua, foco e vento

“Italia contadina” è un’espressione usata, spesso, come termine ante quem o post quem. Che poi non si capisce nemmeno bene se stai parlando dell’Ottocento pre-industriale o degli anni Cinquanta del secolo scorso. A turno, “l’Italia contadina” viene evocata come sinonimo di un’arretratezza primitiva e insopportabile oppure come la stagione incontaminata della morale di una società semplice e, per questo, “sana”.

Una volta pare che qualcuno, fermandosi nella campagna a chiedere indicazioni stradali, abbia incontrato questa Italia contadina, ma senza riuscire più a capirla…..Niente tv, poca o quasi nulla la radio, quando ancora era da inventare; non vorrei dire grammofoni, ma poco ci manca. Eppure, era tutta una faccenda di memoria e tradizione orale. E suoni e musiche ce n’erano lo stesso moltissime: canti di lavoro, ninnananne, filastrocche, scongiuri, formule augurali, ottave rime, canzoni cumulative usate come rosari mnemotecnici. In breve: la canzone popolare, al cui passaggio ancora oggi siamo tutti invitati ad alzarci. 
Parole antiche e note orecchiabili, sopravvissute ai secoli e finite dentro la sigla “trad”, tradizionale.

Lucciola lucciola vien da me
Ti darò il pan del re
Pan del re e della regina
Lucciola lucciola vien vicina
Lucciola lucciola galla galla
Metti la briglia alla cavalla
La cavalla è del re
Lucciola lucciola vien da me

E chi le ha scritte queste parole? Ma quando mai furono scritte… Sì, ma chi le ha inventate queste canzoni? E chi lo sa…. Trad, sta scritto dentro alle parentesi degli autori. E uno degli autori “trad” è sicuramente l’Italia contadina. Non occorre essere raffinati etnomusicologi, oggi, per riascoltare - ma, soprattutto, apprezzare - e conservare nella memoria la metrica che cullava le nostre nonne o accompagnava il lavoro dei bisnonni. Basta prendere un bellissimo disco di Riccardo Tesi, Acqua, Foco e Vento, dedicato all’esplorazione della tradizione musicale della montagna pistoiese. Il libretto dei testi è prezioso almeno quanto le tracce sonore che accompagna. E le tracce sonore sono tanto necessarie quanto lo è la conoscenza del nostro passato, parole e musica, prossimo e remoto.


(Riccardo Tesi, Acqua, Foco e Vento, Dunya Records 2003)

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