As-saggi

un approccio scientifico alla scoperta dei luoghi comuni:
lo spogliatoio maschile

di daldivano

1° parte Individuazione dell’oggetto di studio e dei criteri d’osservazione

Individuazione dell’oggetto di studio.
Perché lo spogliatoio maschile come oggetto della nostra indagine conoscitiva? La scelta è stata determinata dalla sua duplice valenza, in quanto luogo dell’aggregazione e in quanto luogo dell’immaginario. Lo spogliatoio maschile è, per questi suoi aspetti, un luogo comune sotto tutti i punti di vista. È il luogo in cui si trova, transitoriamente, una comunità maschile, di età variabile, ed è il luogo intorno al quale gravitano le più colorite teorizzazioni in merito al mondo maschile.

Individuazione e determinazione dei criteri d’osservazione
1. Screening sulla popolazione attiva e passiva.
“Signora, buongiorno, stiamo svolgendo una ricerca sugli spogliatoi maschili, lei sa dirci qualcosa in merito?”
“Oh, sì giovanotto, sono vecchia, ma so molte cose sugli spogliatoi maschili. Vede, il mio povero marito, che il Signore l’abbia in gloria, quando giocava a pallone, tornava a casa con dei racconti molto simpatici e mi sono fatta un’idea abbastanza precisa.”
“Interessante, ci dica... possiamo scrivere sui nostri appunti il suo nome Signora...”
“Piera, sono la Signora Piera.”
“Quindi, Signora Piera, lei sa di cosa parliamo se le chiedo di descriverci alcuni luoghi comuni sugli spogliatoi maschili.”
“Oh, sì, vede, alcuni sono veri, ma altri no.”
“Interessante e poi?”
“Poi, vede, vede quella finestrella che dà sul cortile?”
“Sì, la vedo.”
“Ecco, vede, è la finestra di una doccia di uno spogliatoio... sa, la televisione stanca, quello che succede sotto quelle docce invece no.”
2. Individuazione degli osservatori “ideali”
La Signora Piera!
3. Raccolta delle modalità osservative più efficaci
Quelle della Signora Piera: appostamento, registrazione, annotazione giorno, ora ed età dello sviluppo; chiacchiere sul pianerottolo; chiacchiere in quartiere.
4. Standardizzazione delle modalità osservative più efficaci
La Signora Piera è metodica e ci ha permesso di usare il suo schema osservativo, nonché di riprodurlo.
5. Individuazione delle variabili significative
A cura della Signora Piera: l’aver vinto o l’aver perso; età; livelli di conoscenza dei presenti; livelli di conflittualità all’interno del gruppo di riferimento; livelli di coesione; livelli di confidenzialità; presenza o assenza di un elemento nuovo; livelli di autostima dei singoli individui; livelli di adeguamento alle regole del gruppo; stadi dello scherzo; stadi di tolleranza allo scherzo; assenza di un elemento indispensabile al lavaggio o alla vestizione; elementi di disturbo quali squillo di un cellulare, voce del guardiano, voce di un abitante del circondario, acqua non calda, scivolata e caduta di un soggetto; spegnimento involontario o volontario della luce; tempo previsto per la permanenza ed eventuale sforamento dei tempi prefissati.
6. Applicazioni in laboratorio
Messa in opera di una stanza di simulazione e riproduzione delle condizioni sopra descritte; simulazioni con studiosi, con volontari e con ignari. Gestione della presenza delle variabili significative. Videoregistrazioni.
7. Applicazioni sul campo
Tenda attrezzata nel cortile della Signora Piera, in diverse ore del giorno e in diversi giorni della settimana, per la raccolta dati. Tempo di raccolta: tre mesi. Interviste nel circondario.
8. Verifica dei risultati ottenuti
Controllo del livello di falsificabilità dei dati in campo e di quelli in laboratorio. Paragoni con i dati ottenuti in laboratorio. Datazione e certificazione del materiale raccolto. Catalogazione e archiviazione del materiale come “materiale di riferimento”.
9. Comparazione con i risultati ottenuti dagli osservatori “ideali”
“Signora Piera, noi abbiamo fatto così, così e così, abbiamo raccolto queste cose qui, lei che ne pensa?”
“Un po’ riduttivo.”
“Grazie Signora Piera, la inviteremo al prossimo convegno.”
10. Convegno per la divulgazione dei dati raccolti
Occasione ludico-scientifica di incontro con altri studiosi, di comparazione, discussione e di gradevoli merende a buffet.

2° parte
Definizione di alcuni aspetti fenomenologici

- Perché, come diceva Hus...
- Sì, lo sappiamo tutti cosa diceva, vai avanti.
- Ecco, secondo me, per rifarmi a Clif...
- Ancora? Ma lo sappiamo, lo sappiamo, non siamo i tuoi studenti, dicci cosa ne trai che i riferimenti correlati li padroneggiamo.
- Eh... idiosincrasie dell’insegnamento cari colleghi...
- Cosa vorresti dire, che hai più cattedre di me?
- ...
- Ma se le tue pubblicazioni sono ridicole, da bravo, quando vai all’estero vai per ascoltare, su, non farmi dire!
- Smettetela, siamo di fronte a diversi dati...
- Sì.
- Ma voi ci siete stati in uno spogliatoio maschile?
- Sì, da piccolo.
- No, dico, di recente, chi c’è stato di recente?
- No, è che gli impegni, sai.
- Però quando ci sono stato non è stato gradevole, erano anni difficili, li ricordo con orrore.
- Le medie?
- Bravo!
- Non me ne parlare...
- Ma chi ha fatto le prove in laboratorio?
- Si sono offerti quelli di sociologia dei sistemi; si trovano a giocare a calcio al campetto qui vicino, non gli è sembrato vero approfittare di una doccia nuova.
- Noi cosa dobbiamo andare a fare per loro?
- Ci faranno un test sulla comunicazione interdipartimentale.
- Che zuppa...
- Andiamo avanti.
- Dunque, l’esperienza, più o meno l’abbiamo tutti, i dati sono qui per essere discussi, dobbiamo definire l’ambito “mitologico-leggendario” che, come diceva Frez...
- E basta, sì, il luogo comune, il mito, la leggenda, ci siamo no?
- Quindi i dati dicono che...
NON E’ VERO CHE TUTTE LE VOLTE CHE CADE UNA SAPONETTA TI TROVI IL FALLO DEL VICINO TRA LE CHIAPPE! (applauso liberatorio dei presenti)
- Ok, siamo tutti più sollevati, chi stende gli aspetti fenomenologici?
- Ci faccio fare una tesi io.
- Chi si occupa della relazione tra esperienza / luogo comune / mito / leggenda?
- Io, lo faccio io, mi basta cambiare l’oggetto e ho già le cartelle pronte.
- Va bene io mi occupo dell’organizzazione del convegno internazionale, questa volta spacch... li facciamo morire d’invidia i colleghi d’oltreoceano.

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