contrAppunti

sperando che la cassiera capisca

di samuele galassi

Questo era il suo incubo ricorrente. Entrava nel supermercato a pochi minuti dalla chiusura, e scopriva con orrore che l’ordine dei reparti e la disposizione della merce erano stati modificati: dove prima c’erano i prodotti panificati, ora c’erano conserve e scatolame; dove prima c’erano le pizze surgelate, ora c’era il pesce; al posto della frutta e verdura biologiche, ora c’era lo scaffale con zuppe e ministre di legumi secchi. Non si raccapezzava più; e già la voce all’altoparlante annunciava l’imminente chiusura; e allora chiedeva dove si trovavano le uova ai ragazzi del personale ma quelli dovevano scappare in magazzino o erano impegnati a fare l’inventario e perciò si rivolgesse a qualcun altro, fino a quando la voce all’altoparlante non diceva che il supermercato era chiuso e si invita la gentile clientela ad avvicinarsi alle casse, e lei aveva il carrello ancora vuoto, e a quel punto si svegliava urlando e grondando sudore.

«È terribile, diomio, terribile» commentava a questo punto qualcuno, di solito la signora più anziana, quella che era nel gruppo da più tempo di tutti – le metteva un braccio attorno alle spalle, con fare consolatorio, con i modi di chi vuole dimostrare tutta la sua comprensione e commozione ed empatia, mentre lei si scioglieva in singhiozzi, distrutta dal suo stesso racconto ma in un certo senso – un certo senso malato – sollevata. Bastiano a quel punto non ne poteva più e non vedeva l’ora che la riunione del GruSSSS finisse.

GruSSSS stava per: Gruppo di Sostegno per i Soggetti con Sindrome da Supermercato.

Bastiano viveva nella speranza che la cassiera riccia capisse. Al supermercato guardava con disprezzo e quasi con nausea nei carrelli e nei cestini degli altri clienti; quelli che affastellavano merci in modo del tutto irrazionale, senza seguire nessuno schema che non fosse quello dell’impulso immediato o della lista casuale scarabocchiata su un foglietto di blocknotes, davanti alla dispensa di casa. Bastiano viveva nella speranza che la cassiera riccia capisse.

Questo era l’incubo ricorrente della signora più anziana. Arrivava alla cassa e la cassiera chiedeva: lei ha la tessera, signora? E lei rispondeva: ma certamente. Apriva il portafogli ma nel portafogli c’erano le carte fedeltà di tutti gli altri supermercati, tranne quella della catena distributiva in questione. Allora lei guardava la cassiera e poi il signore che era in fila dietro di lei e quello aveva già la tessera giusta in mano e allora sperava che succedesse qualcosa tipo un terremoto, che la traesse d’impiccio.
Bastiano seguiva in televisione le notizie dei terremoti, degli aiuti umanitari, degli esperimenti nucleari, delle nubi tossiche. Poi andava al supermercato e faceva la spesa comprando tutti prodotti che iniziavano con L.

Latte. Lattuga. Limoni. Lardo di Colonnata. Lievito di birra. Lucido delle scarpe. Metteva tutto sul nastro trasportatore, fissando spasmodicamente la cassiera, sperando che la cassiera riccia capisse.

«E il tuo incubo ricorrente, Bastiano?», gli chiedevano quando era il suo turno al GruSSSS. Lui non vedeva l’ora che la riunione finisse e guardava l’orologio.

Bastiano in televisione vedeva le notizie sul bestiame in quarantena, sull’inquinamento delle falde acquifere, sui suicidi di massa nei Paesi dall’altra parte del mondo, sulla scoperta di un nuovo cancro della pelle. Poi andava al supermercato e comprava tutti prodotti dello stesso colore. Se era il rosso, comprava mele Red Delicious, passata di pomodoro, carne di maiale, ravanelli, peperoncino piccante, secchi del mocio Vileda, ketchup e qualsiasi cosa avesse una confezione rossa. Certo la tonalità non era esattamente la stessa, ma sperava comunque che la cassiera riccia capisse.

Certe volte, a casa, scoppiava a piangere senza un perché: per smettere doveva leggere lo scontrino dell’ultima spesa, cinque sette dieci volte fino a che il respiro non tornava normale. E così, a un certo punto, alle riunioni del GruSSS i sogni aveva cominciato ad inventarli.

Una volta aveva anche fatto la spesa facendo in modo di spendere, in totale, 6,66 euro; nella speranza che la cassiera riccia capisse. Quando il totale era apparso sul display la cassiera lo aveva guardato e lui aveva guardato lei alzando le sopracciglia ma l’unica cosa che la cassiera aveva detto era stato: paga con la carta?

Il mio incubo ricorrente è questo. Arrivo alla cassa e con la spesa che ho appena fatto completo la raccolta punti. Ho totalizzato il massimo del punteggio e addirittura viene il direttore a chiedermi che premio voglio ritirare. E io scelgo la cassiera riccia. Il mio premio è la cassiera riccia. Tutti applaudono e io mi porto la cassiera a casa. Chiudo la porta e ci baciamo. Quindi le dico: vorrei vederti nuda, e comincio a spogliarla. Quando è completamente nuda si siede sulla poltrona e allarga le cosce ma io sento che non è ancora abbastanza nuda, e allora dal cassetto della dispensa prendo l’apriscatole e mentre lei è a cosce aperte prendo le sue piccole labbra nell’apriscatole e comincio a girare la manovella. La cassiera urla e il sangue schizza da tutte le parti e a quel punto mi sveglio.

Tutti i partecipanti al GruSSSS tacciono, guardandosi le punte delle scarpe. Nessuno si muove a consolarlo. Bastiano guarda l’ora; meno male che tra poco è finita.

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