la monografia - n. 6   Abiti

l'editoriale

della redazione

in the habit of

La nudità non esiste se non come metafora, orizzonte, idealizzazione, condizione adamitica ed edenica perduta per sempre. Augh, ho detto. Non c'è nulla di più artificioso e culturale dei campi nudisti, con i loro teepee ideologici e i loro tailleur mentali. Nessun umano è nudo, mai, perchè, piuttosto si tatua e si impennacchia o si infila al pene un astuccio, che non si sa mai. La "scimmia nuda" si è detto dell'essere umano. "Scimmia spelata" piuttosto. Nudi nel sesso, forse? Scagli il primo perizoma piumato (o, a piacere, il primo stivale puntuto, il primo bustier di lattice, la prima catena, corda o collare, attenti, ehi!) chi non potrebbe dire, insieme al poeta più fiorito che maligno: " La très chère etait nue, et, connaisant mon coeur, elle n'avait gardé que ses bijoux sonores".
Sotto il vestito? Niente. Difatti.
Neppure i morti sono nudi, neppure quelli senza nome all'obitorio, ché un numero all'alluce non gli manca. Nudità è morte disfatta e anonima, perdizione totale, damnatio memoriae e fantasia annichilente. È mancanza di relazioni perché le relazioni consistono in segni, artifici, ovvero abiti, abitudini, abitazioni.
Che poi "casa" e "vestito" siano faccende da umani è piuttosto difficile da sostenere. Non posso sapere se dia mai un nome – e, semmai, quale - alla sua coda il pavone o alla sua cresta l'upupa o alla sua livrea d'amore il maschio pernice, che siamo abituati a pensare "corpi nudi" perchè bestiali, ma vedo che neppure i pennuti rinunciano al cambio stagionale degli armadi.



E il guscio della chiocciola, la valva del mollusco, il carapace del granchio (dell'armadillo non so che dire, al momento)? Sono per loro "abito" o "casa", come al nostro linguaggio elementare piace inventare? Certo, le bestie si son ritrovati i loro arnesi in dotazione, non se li sono dovuti architettare o confezionare e Coco Chanel nulla potè sui colori delle cocorite né pare che possa darsi un Bernini o un Renzo Piano fra le rondini, le gazze, le api o le termiti, a escogitare nuove forme di riparo e riproduzione più belle e più grandi che pria. Ma che a dipingere le pareti cavernose di Lascaux non sia stato un mammut non significa che l'umano che l'ha fatto fosse per questo suo gesto, e per le operazioni e i valori simbolici che l'hanno accompagnato e ci accompagnano sempre, fuori ed avulso dalla catena alimentare e dal ciclo di vita e di morte di predatori e predati. Fino all'estinzione della specie, noi siamo i nostri segni, le nostre case e i nostri vestiti tanto quanto la vongola è la sua conchiglia. E lo stilismo, in couture e in architecture, è la nostra nature. Inseparabili dal corpo, gli abiti, perfino quando sono sai, corazze, uniformi, maschere, sette veli, sette sottogonne steccate, parrucche verdi e ciglia finte. Inseparabili dalla vertigine i grattacieli e la cupola di San Pietro, dal culo il sedile, e la camicia, dal piede la scarpa e la strada segnata.

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