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l'editoriale
della redazione
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in the habit of
La nudità non esiste se non come metafora, orizzonte, idealizzazione, condizione adamitica ed edenica perduta per sempre. Augh, ho detto. Non c'è nulla di più artificioso e culturale dei campi nudisti, con i loro teepee ideologici e i loro tailleur mentali. Nessun umano è nudo, mai, perchè, piuttosto si tatua e si impennacchia o si infila al pene un astuccio, che non si sa mai. La "scimmia nuda" si è detto dell'essere umano. "Scimmia spelata" piuttosto. Nudi nel sesso, forse? Scagli il primo perizoma piumato (o, a piacere, il primo stivale puntuto, il primo bustier di lattice, la prima catena, corda o collare, attenti, ehi!) chi non potrebbe dire, insieme al poeta più fiorito che maligno: " La très chère etait nue, et, connaisant mon coeur, elle n'avait gardé que ses bijoux sonores".
Sotto il vestito? Niente. Difatti.
Neppure i morti sono nudi, neppure quelli senza nome all'obitorio, ché un numero all'alluce non gli manca. Nudità è morte disfatta e anonima, perdizione totale, damnatio memoriae e fantasia annichilente. È mancanza di relazioni perché le relazioni consistono in segni, artifici, ovvero abiti, abitudini, abitazioni.
Che poi "casa" e "vestito" siano faccende da umani è piuttosto difficile da sostenere. Non posso sapere se dia mai un nome – e, semmai, quale - alla sua coda il pavone o alla sua cresta l'upupa o alla sua livrea d'amore il maschio pernice, che siamo abituati a pensare "corpi nudi" perchè bestiali, ma vedo che neppure i pennuti rinunciano al cambio stagionale degli armadi.
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E il guscio della chiocciola, la valva del mollusco, il carapace del granchio (dell'armadillo non so che dire, al momento)? Sono per loro "abito" o "casa", come al nostro linguaggio elementare piace inventare? Certo, le bestie si son ritrovati i loro arnesi in dotazione, non se li sono dovuti architettare o confezionare e Coco Chanel nulla potè sui colori delle cocorite né pare che possa darsi un Bernini o un Renzo Piano fra le rondini, le gazze, le api o le termiti, a escogitare nuove forme di riparo e riproduzione più belle e più grandi che pria. Ma che a dipingere le pareti cavernose di Lascaux non sia stato un mammut non significa che l'umano che l'ha fatto fosse per questo suo gesto, e per le operazioni e i valori simbolici che l'hanno accompagnato e ci accompagnano sempre, fuori ed avulso dalla catena alimentare e dal ciclo di vita e di morte di predatori e predati. Fino all'estinzione della specie, noi siamo i nostri segni, le nostre case e i nostri vestiti tanto quanto la vongola è la sua conchiglia. E lo stilismo, in couture e in architecture, è la nostra nature. Inseparabili dal corpo, gli abiti, perfino quando sono sai, corazze, uniformi, maschere, sette veli, sette sottogonne steccate, parrucche verdi e ciglia finte. Inseparabili dalla vertigine i grattacieli e la cupola di San Pietro, dal culo il sedile, e la camicia, dal piede la scarpa e la strada segnata.
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