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véstiti, usciamo
di cicciobandini
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Véstiti, usciamo amica mia, lo so, è il crepuscolo, sei stanca e hai gli occhi che ti bruciano di noia, ma c'è da intrecciarsi col mondo, piccola mia, da rinvigorire la consuetudine, da mostrare i nostri soliti corpi e l'involucro in commercio con cui li abbiamo rivestiti, e lo sai bene che una tisana di erbe non ti dispone alla vita, brava, così, la gonna rossa al ginocchio è perfetta, metti a posto l'orlo, ecco, lo sapevo, hai ancora addosso quel vecchio golfino azzurro, ti appesantisce un po', ma in fondo va bene così, che infelice che sei, vedo i tuoi capelli sottili che ti cadono addosso senza vita, le orecchie a conchiglia, minuscole e rigide, e non ho niente da dirti, niente da darti, niente che possa irrorare di sangue la tua carne invecchiata, hai le rughe fin dentro al cuore e lo sai, provi a curarti con un po' di lana infeltrita, ti nascondi dentro a una camicetta di raso ma non senti il freddo che emani, il gelo di morte che ci avvolge e ci separa? ecco mia cara, ora ti sfioro la mano mentre ti annodi il foulard, entri nel bagno e ti guardi allo specchio, un'ultima occhiata distratta, un velo di gloss, un tocco di cipria, ora è il
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momento di infilarsi le calze, piegarsi, trovarsi la cicatrice sul ginocchio - ricordo la prima volta che l'ho vista, non te l'ho chiesto mai -, ti infili le scarpe con il tacco troppo basso e quel fiocco, quel fiocco struggente, oggi è così, hai deciso per la versione adolescente inquieta, niente stivaloni neri, niente gonna a tubino in pelle, cosa sarà stato del tuo cappotto d'astrakan, del tuo top in chiffon, e lo zibellino, lo zibellino, che ne sarà stato, in qualche cimitero di tarme e di ricordi, ti volti, ti fermi, forse vuoi dirmi qualcosa, respiri con un leggero affanno, poi parli, "cosa c'è?" ma non aspetti la risposta e mi sorridi, lo stesso sorriso di vent'anni fa, di due anni fa, di ieri, i denti bianchi e sporgenti, "cosa c'è" penso, i denti bianchi, sporgenti, e non c'è niente, strizzo gli occhi per vederti meglio e non c'è niente. ma poi d'un tratto mi viene da ridere, e avvicino la mano alla tua guancia, sento il tepore, vedo la vena azzurra che ti percorre il viso e dico "ti amo" e ascolto la tua voce dirmi "anch'io", come vent'anni fa, come due anni fa, come ieri, poi giro la maniglia, apro la porta e usciamo.
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