Cose dall'altro mondo

la mellah

di tristan bantam (marocco)

La mellah di Essaouira, l’antico quartiere ebraico annidato sui bastioni a Nord-Ovest della medina, sta crollando. Da decenni gli ebrei se ne sono andati. In seguito alle guerre tra Israele e i paesi arabi, nel giro di una ventina d’anni, hanno abbandonato queste case che abitavano da secoli. Alcuni sono rimasti, altri sono tornati negli ultimi anni. I più vengono per rendere omaggio alle tombe dei padri e poi ripartono. I morti non si spostano, è la regola.
Abbandonata dai suoi abitanti originari la mellah ha conosciuto la decadenza, il declino. L’umidità dell’oceano, i fenomeni di erosione molto intensi in questa parte delle mura ne hanno minato la solidità. Di anno in anno è andata popolandosi di famiglie povere. La mellah ora sta crollando.
Arrivano le ordinanze di sgombero e in seguito i bulldozer. Qualche mese fa per attraversarla si camminava sui cumuli di macerie degli edifici collassati a causa della pioggia. L’angolo a ridosso del mare è stato già completamente ripulito. La luce del sole invade un ampio terreno. Le prossime case che verranno giù sembrano ormai delle case di bambola in rovina dove le brecce nei muri, le facciate sventrate, lasciano intravedere lo spaccato degli interni.
La mellah è ancora popolata, le famiglie la lasciano quando sono costrette allo sgombero definitivo. Viene loro assegnata una sistemazione provvisoria fuori dalle mura. Ovviamente continua a trattarsi di edifici sovraffollati. Una camera per famiglia in ambienti malsani. È la municipalità che si occupa della gestione del rialloggiamento. Si può scegliere tra l’affitto di una casa popolare nel quartiere industriale di Sqala o l’acquisizione di un lotto di terreno ogni tre famiglie più un assegno di mille euro per costruirsi una casa.
La  “ riabilitazione” del quartiere fa parte di un progetto tracciato secondo i principi di Localising Agenda 21, un programma ONU per il recupero sostenibile dei territori urbani.
Rispetto ad altre città marocchine, ad Essaouira si può notare una maggiore attenzione allo sviluppo. Nel 1996 ha avuto inizio un processo di risanamento sostenuto da partner pubblici e privati e organizzazioni internazionali. L’impressione è quella di una città vitale, in continua trasformazione. L’accostamento tra modernità e tradizione è meno violento che altrove. In qualche modo, attraverso vari progetti, vengono tentate delle soluzioni ai problemi dell’inurbamento e dello sviluppo, oltre che alla salvaguardia culturale e ambientale.
La povertà rimane. La si trova in queste vecchie case pericolanti, in via di dispersione verso aree meno interessanti sotto il profilo economico. Come da noi, né più, né meno, la si sposta in periferia, si tenta di regolamentarla, di renderla inoffensiva. Poi spunta qua e là, nei lavori umili, nelle piccole economie, nel bighellonare dei disoccupati, nei piccoli traffici illeciti. Talvolta si manifesta in guizzi di creatività, di allegria nelle strade, di giochi di bimbi fatti di niente, di comportamenti carichi di dignità. Altre volte è più dolorosa, fatta di rabbia, di risse sulla strada, di sotterfugi, di malattia.
Torneranno i bambini cresciuti che vedo correre oggi in questi vicoli e non riconosceranno il quartiere che li ha visti nascere. E forse a vedere i palazzi nuovi, gli alberghi di lusso, il passo sicuro dei turisti, sentiranno di essere stati privati di qualcosa. Poi se ne andranno a tribolare altrove come è destino della povera gente.

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