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tandem linguistico
di giampaolo bellavite (germania) |
Il berlinese: È già morto.
Lo straniero: Cosa pensi di fare?
Il berlinese: (lo copre con un fazzoletto) Puliamo il tavolo.
Lo straniero: (sorpreso) Non puoi dire è già
morto, non si dice così, non l’ho mai sentito.
Il berlinese: Tu hai parlato di prugne e di marmellata, prima.
Nemmeno quello l’ho mai sentito.
Lo straniero: Ma che c’entra, era solo un nesso logico, dire che è
morto non ha senso, è solo caduto.
Il berlinese: ...è precipitato!
Lo straniero: Tu hai osservato la mia connessione senza senso tra
prugne e marmellata, io invece ho notato che se quello “precipita”,
tu dici che “è morto”. Non ha senso nemmeno questo. Non è
precipitato, è caduto, e non è morto nessuno.
Il berlinese: Mi sono stupito che ad un certo punto tu hai
tirato fuori l’argomento prugne...
Lo straniero: ...le cose che rendono complicata la vita iniziano
sempre per “pr”: problemi, preposizioni, prugne...
Il berlinese: ...poi hai detto che la marmellata di prugne è
lecker. Ma cosa significa? Cosa c’entra? Vedi che anche tu
ti sbagli a dire.
Lo straniero: ...certo mi interessava capire come si diceva
“prugna” in tedesco... ah lasciamo stare. Tutto questo casino è
solo perché ciò che siamo non esiste, quello che stai
dicendo è solo nella tua testa, basta cambiare il punto di
vista e quello sul tavolo per te è “morto”, ma per me non
lo è. Ti illudi che lo stesso vedano gli altri, e cioè
quel-coso-morto, ma solo perché ragionano come te. È
così che andiamo avanti, in una perenne relatività di
pensieri e di azioni, con l’illusione che la condivisione del
relativo sia sufficiente per crearne un assoluto.
Il berlinese: O perlomeno sufficiente per poterci ricamare su un
pensiero. L’affossamento della relatività è il modo
migliore per costruire geometrie e amicizie. Abbiamo bisogno di
assoluti per non rimanere soli, dobbiamo condividere e percepire
somiglianze, nonché ribadire le differenze, per poter pensare,
per poter dire e per riuscire ad esistere.
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Lo straniero: Giusto: ma è un arma pericolosa, in quanto ciò
che è vero e ciò che non lo è, non l’hai
scelto tu, e forse non è nemmeno nella tua coscienza: te l’ha
imposto il luogo dove vivi. La nostra morale è creata sul
nulla e sulle convenzioni, e l’inerzia con cui l’assorbiamo, per
paura di rimanere soli, ci distoglie dal fatto che il nostro
punto di vista potrebbe essere diverso dal loro.
Il berlinese: Ma come sei arrivato a pensare questa cosa?
Lo straniero: Perché mi interrogo sulle differenze tra
Berlino e altre città, e non capisco da che parte arrivi
questa libertà che si respira qui. Suppongo che sia perché
quando una città cambia in fretta, quell’inerzia che ti
dicevo non ha abbastanza forza per farsi assorbire dagli abitanti.
Il berlinese: Perché Berlino cambia? Anche questa è
una convenzione, che va avanti per inerzia: Berlino non è una
città libera, se osservi questo punto di vista.
Lo straniero: Sì, perché la morale di questa città
si autofagocita, trova nella assenza di convenzioni il proprio
assioma, e crea una geografia non euclidea. Berlino è una
città quantistica.
Il berlinese: Una città invisibile.
Lo straniero: Un ottimo posto dove vederci chiaro.
Il berlinese: Allora illuminiamoci: è morto o non è
morto? Tu dici che è solo caduto.
Lo straniero: Tu dici che è morto.
Il berlinese: Ho tradotto letteralmente dal tedesco es ist schon
tot.
Lo straniero: Visto così fa più ridere, pensare che
quando qualcosa cade all’improvviso, è già morta.
Pezzo di ananas: (uscendo dal fazzoletto) Non sono caduto,
sono solo scivolato dal vostro piatto sul tavolo. E, come vedete,
sono ancora vivo.
Arriva il cameriere che pulisce il ripiano.
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