Cose dall'altro mondo

paesi in fumo

di benty (grecia)

Io ci provo a spiegare ai greci che, in Italia, la legge che proibisce il fumo nei locali pubblici in vigore dallo scorso gennaio, la fanno rispettare davvero. Mi guardano con diffidenza, sgranano gli occhi, ridacchiano ironici. “Apokleiete!”, mi rispondono stupefatti nella maggior parte dei casi (traduzione libera: Impossibile!). Mi chiedono “E cosa fate, uscite dai locali? E d’inverno?”. L’incredulità deriva tanto dalla scarsa considerazione che hanno di noi come popolo ligio alle regole, quanto della concreta impossibilità di un greco a pensarsi in un qualunque locale senza le amate bionde al proprio fianco. Questo adeguarsi a standard igienisti, da parte di noi italiani (e quindi lassisti per definizione), viene visto con certa bonaria irrisione dagli ellenici. Noi e i greci saremmo quelli che “Una razza una faccia” e ora, dopo aver furbamente aggirato assieme divieti per secoli, ci mettiamo a fare quelli attenti alla salute? D’altra parte il detto “fumare come un turco” non rende affatto giustizia alla fama di incalliti tabagisti dei greci. Eppure, non esistono distributori automatici di sigarette. In ogni vicinato ci sarà sempre un periptero (chiosco) aperto anche di notte. Quando in Italia iniziarono a circolare i primi pacchetti da dieci, qui andavano già per la maggiore quelli da venticinque. Non credo ci siano altri paesi dove esistano così tante marche di tabacchi come qui. I greci sono fumatori null’affatto rispettosi dei divieti. L’unica occasione della mia vita in cui mi sono imbattuto in qualcosa di scritto in greco dentro in un locale italiano si trattava di un cartello che recitava “Apagorevete to kapnisma”, (vietato fumare). Molti locali in Grecia, per darsi un tono più europeo, hanno predisposto degli spazi assolutamente minoritari per i non fumatori: in genere si tratta di pochi tavoli distanti millimetri dall’area fumatori, iniziative isolate, puramente simboliche e velleitarie. Non è un caso che, soprattutto in inverno, l’atmosfera dentro un locale greco risulti respirabile come quella di certe oppierie di Bangkok. I non fumatori qui sono una minoranza risicata, rassegnata, votata all’estinzione, sofferente, quasi clandestina. Sono stato schernito, per essermi allontanato con la mia sigaretta da donne in dolce attesa che si trovavano nei pressi. In genere dalle stesse donne incinte, mentre spipacchiavano. Si fuma beatamente anche negli aeroporti, anche se ad Atene, dopo le olimpiadi, hanno ristretto parecchio gli spazi. Il massimo è stato vedere un uomo, in una sala d’attesa di un pronto soccorso, che sfumazzava intoccabile e annoiato sotto un gigantesco cartello che recitava invano “Vietato fumare”. Se ben ricordo arrivò persino a lamentarsi dell’assenza di un posacenere e buttò a terra il mozzicone. L’eventuale – rara - mancanza di posacenere, non ha mai scoraggiato un greco dall’accendersi una sigaretta. Si utilizza “to megallo” ovvero “il grande (posacenere)”, depositando impunemente la cenere a terra. Affascinante e apocalittica la visione dell’intero pianeta come un gigantesco portacicche. Anche un po’ da stronzi, ammettiamolo. Episodi simili vengono criticati sottovoce, col solito rassegnato refrain “Ellada, re gamoto...”, è la Grecia cazzo, come a dire che è così, e non possiamo farci nulla. Volete vedere una rivolta popolare per le strade greche? Provate a imporre una legge restrittiva sul fumo nei locali pubblici come quella che vige da noi. Il dato più sorprendente e spesso sbandierato con orgoglio dai fumatori ellenici? Da una ricerca non recentissima sui danni del fumo alla salute, i greci risultavano ultimi in Europa per la percentuale di casi di tumore. E allora vagli a dare torto, ti innervosisci e ti accendi una sigaretta pure tu, che cavolo.

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