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caldo novembre
di vololibero (u.s.a.) |
Dopo un ottobre gelido, che già faceva pensare a un inverno anticipato, ecco che a novembre abbiamo tre settimane di caldo e di sole, quasi una primavera.
Questi giorni di caldo mi fanno venire voglie strane. Prendo la macchina e vado a vedere l'oceano. La spiaggia è battuta dal vento ed un po' fredda, desolata ma bella, si perde all'infinito in entrambe le direzioni con solo alcune persone in lontananza che passeggiano come me e ancorano il paesaggio, gli danno significato.
Torno indietro con una piccola pietra levigata nella tasca della giacca e l'accarezzo nei giorni successivi, quando vado a camminare lungo il parco sull'Hudson, una sottile striscia lungo il fiume che scende da Chelsey fino alla punta dell'isola (cioè Manhattan), e fotografo la gente seduta sul molo, su sedie di metallo colore argento, che legge persa in chissà quale altro mondo; e la tipa che si è tolta le scarpe e prende il sole distesa sull'erba del prato che occupa parte del molo, il cagnolino bianchissimo accanto, quasi sull'attenti, che scruta fisso davanti a sé, chissà che cosa.
Fotografo la "Queen of heart", una piccola nave all'ancora, che magari la sera naviga attorno all'isola ed è piena di gente che cena e guarda le luci della città. E i gabbiani che la guardano severi (o accigliati, difficile a dirsi con i gabbiani), in piedi sopra i piloni di un molo che non c'è più.
La Statua della libertà in lontananza, piccola ma facile a distinguersi, immersa nel riverbero blu, grigio e oro della baia dove il fiume si mescola con l'oceano. E la gente che cammina attorno alla marina di fronte al World Financial Center, illuminata dai suoi mille riflessi color bronzo ma ignara dell'immane flusso di denaro che vi transita ogni momento.
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E i taxi gialli che si perdono in fondo a un viale bordeggiato da alberi con le foglie tutte gialle come mele renette ben mature.
Penso al carattere di questa città, dove anche il tempo libero ha un'intensità strana, e la gente se ne appropria e lo vive come se questo fosse l'ultimo fine settimana del mondo.
New York è un grande contenitore che da una parte ti plasma a sua immagine ma dall'altra è completamente neutro e senza aspettative, pronto a farsi usare in ogni modo possibile. La maggior parte della gente non lascia spesso la città, e allora la re-inventa quando ha tempo libero. La città perde in parte la sua funzione, i luoghi perdono il loro normale significato, ed ecco allora che la gente prende il sole sui tetti o pattina sulla fifth avenue o fa yoga con gli amici sui moli.
In un luogo dove puoi essere molto solo, pur circondato da milioni di altre persone, finisci con l'essere anche molto libero, come forse in pochi altri posti al mondo. Non devi rendere conto a nessuno, e non ti viene neanche in mente di doverlo fare.
È una grande libertà, ed è parte integrante dello strano bilancio, a tinte forti, che finisci col raggiungere quando ti fermi a vivere qui. Dietro a tutti i suoi colori, i gialli e i blu di questo novembre caldissimo, New York è ancora, sempre, una città in bianco e nero.
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