Cose dall'altro mondo

sono arrivati i pinguini

di rago (russia)

Sono arrivati i pinguini!

E c’è pure l’iceberg...
Non si tratta di uno dei primi effetti dell’effetto serra, con conseguente scioglimento dei ghiacci dei poli ma semplicemente di un’installazione di arte contemporanea, nata e realizzata grazie ad una serie di insolite coincidenze.
Vicino alla casa di Katya, nel centro di Sanpietroburgo, c’è un edificio costruito circa 150 anni fa per ospitare una chiesa ortodossa. Ma, com’è noto, molte di queste chiese durante l’epoca sovietica furono destinate ad altri usi e lo stesso è capitato a questa costruzione progettata dall’architetto Melkinov.

Proprio in questo edificio, davanti al quale sono passato ormai decine e decine di volte, si trova uno dei musei che hanno sempre attirato la mia attenzione e che fino a qualche settimana addietro non ero mai riuscito a visitare. Ma ora, travestendosi da iceberg, si è calato nella parte in maniera assolutamente perfetta e quindi non ho potuto resistere alla tentazione... Si tratta infatti del museo dell’Artico e dell’Antartico.

Cosa c’entrano i pinguini?
Siccome è in corso il restauro, il museo è stato ricoperto di teloni di plastica bianca e, data la sua forma - ovvero la tradizionale pianta a croce greca con una cupola centrale - ora assomiglia in maniera stupefacente ad un vero e proprio iceberg, cosa che aveva colpito la nostra attenzione, mia e di Katya, ma evidentemente non solo la nostra. Così, in occasione di una manifestazione di arte contemporanea (che si tiene ogni anno nel mese di ottobre in collaborazione fra alcuni musei e artisti della città) sull’iceberg sono comparsi una cinquantina di pinguini.
Perfetto! Veramente perfetto! L’effetto è davvero reale, anzi surreale, e allo stesso tempo spiritoso, tanto da conquistare persino le simpatie del personale del museo – in Russia spesso burbero e restio ad ogni novità – che ha deciso pensato di ospitare i pinguini fino al termine dei lavori di restauro.

Purtroppo però i pinguini hanno conquistato non solo il cuore dei burocrati, ma anche le antipatie, o meglio l’idiozia, dei soliti balordi, metà teppisti e metà ubriaconi, che finora hanno fatto precipitare dal tetto moltissimi pinguini, lasciandone soltanto sette a guidare l’iceberg nella sua rotta immobile verso la Nevskij Prospeckt. Vorrei sottolineare che le impalcature sono alte almeno una ventina di metri e che salirci di notte, in preda ai fumi dell’alcool e non solo, è un’impresa piuttosto rischiosa e non mi stupirei di vedere un mattino, al posto del solito pinguino, schiantatosi al suolo uno di questi “simpatici” scalatori notturni.

Comunque, uno più, uno meno, i pinguini e anche l’iceberg hanno avuto effetto e finalmente, dopo numerosi, ma vani tentativi sono riuscito ad entrare nel museo, in compagnia di Katya che ne aveva un vago ricordo legato ai primi anni di scuola. Il tempismo della nostra decisione è stato ottimale: non solo nell’atrio siamo stati accolti da uno dei pinguini superstiti, ma abbiamo anche avuto il biglietto gratis in virtù della mia quasi “cittadinanza russa” (dovuta alla mia condizione di studente) che permetteva l’ingresso gratuito in occasione di non so quale ricorrenza. Il museo, che ora si chiama Museo statale russo dell’Artico e dell’Antartico è stato aperto nel 1930 ed è, nel suo genere, unico sia in Russia che nel resto del mondo, poiché l’esposizione è dedicata sia al Polo Sud sia al Polo Nord, anche se attualmente, a causa dei lavori, è possibile visitare solo la sezione antartica.
A parte la sede espositiva particolare, appunto una chiesa, dove al posto delle lunette decorate con la vita dei santi o simili, sono raffigurate episodi dell’epopea esplorativa nel Polo Nord, il museo, come moltissimi altri in Russia, è ricchissimo di informazioni, reperti, oggetti, quadri, diorami ma allo stesso tempo allestito e gestito con sistemi espositivi non esattamente antiquati ma sicuramente non all’avanguardia. Insomma c’è di tutto, veramente di tutto ma un po’ alla rinfusa.
A parte questo la visita è godibilissima e anche i grandi, come me e Katya, si possono trovare a proprio agio in mezzo a parecchi ragazzini, talvolta un po’ troppo irrequieti come quello che si voleva arrampicare sull’orso polare.
Un po’ paradossalmente, accanto al bestione imbalsamato sono affisse le regole da osservare nel caso di subirne un attacco, anche se mi sembrano uno scherzo. Non credo infatti che nessuna regola possa salvarci dall’attacco di un orso bianco, certamente dall’apparenza pacifica ma dotato di artigli e denti robusti e affilati...
Tra le cose da vedere, ci sono le ricostruzioni delle tende dei campi base di alcune spedizione polari, un aeroplano usato per alcune spedizioni appeso al posto dei lampadari dell’ingresso e i numerosi diorami, che riproducono la tundra, il Polo Nord con le rotte delle esplorazioni e una battaglia della II guerra mondiale.
Prestando attenzione alla segnalazione, in russo ovviamente, dell’addetta che avvia le operazioni, la riproduzione delle aurore boreali in un piccolo diorama che riproduce una base artica è sicuramente da non perdere. Il tutto avviene senza l’ausilio di computer o grafica digitale, ma semplicemente strumenti ottici e lampadine. Ah, potenza della scienza sovietica! Sic!
Interessante anche la storia della scoperta e la colonizzazione delle terre settentrionali della Russia, avviata da monaci e mercanti già qualche secolo fa, della quale mi ha colpito in particolare la vicenda di una cittadella fortificata che, dopo una ricca vita commerciale durata circa un secolo, è scomparsa già duecento anni fa.
Infine, per chi vuole trovare dei riferimenti culturali con l’Italia, immancabili a Sanpietroburgo, è presente una zona dedicata alle gloriose, o comunque famose, gesta dei nostri connazionali.
Sono infatti presenti sia vetrine dedicate alla sfortunata spedizione di Umberto Nobile, con dei reperti originali del dirigibile Italia, sia un’apposita sezione - con tanto di tricolore sventolante! - che ricorda la spedizione del Duca degli Abruzzi, ripetuta da una spedizione russa in occasione nel centenario. In quell’occasione, proprio al Polo Nord, è stata collocata una croce, dedicata a Papa Giovanni Paolo II da uno scultore italiano, di cui al museo è visibile una copia. L’esposizione offre moltissimo ancora, soprattutto per chi legge e capisce il russo, ma anche per tutti gli altri è una buona occasione di vedere un museo insolito ma, proprio per questo, interessante.

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