Cose dall'altro mondo

una volta nel nord

di mdd (Irlanda)

(prima parte)

Quella domenica a Dublino mentre a tavola stavo soffocando a causa di un pezzettino di lattuga iceberg, implorando con gli occhi l’aiuto del mio commensale, ho pensato quanto poco la mia vita in quel momento dipendesse da me e quanto l’altrui presenza fosse una benedizione.
Io, che sto diventando sempre più vicina alla definizione di misantropo data da un buon vocabolario.

E lì, in quel momento, ho pensato a quanto fosse stupido morire in quel modo. Nel ripensarci adesso posso definire meglio il concetto che in quel momento, perdonatemi, proprio non avevo modo di raffinare o strutturare. Sarebbe stato sì un modo stupido di morire, ma conta fino ad un certo punto. O conta proprio poco. L’importante è come si vive.

A volte la vita è tutta un sorriso, a volte è una lotta. Dipende da dove sei nato. Dipende da come sei nato. E dipende da tante di quelle cose che il tuo potere sta nel fare delle scelte. Io ho nicchiato, abbassando il volume del mio desiderio e vivendo una vita che in alcuni momenti potremmo anche definire “da manuale”, ma che era in realtà uno splendido cappotto in cachemire usato in estate. Per quanto bello e raffinato e di buona fattura, non è quel che ti ci vuole.

Così un giorno ho ascoltato meglio ed eccomi su un aereo con un trifoglio sulla pinna, verso un’isola che amo come non ho amato alcun posto in vita mia. Sono qui, un paio di occhi bruni, bellissimi, ma pieni di critica e di disappunto.

E vorrei parlarvi di un uomo. E di una domenica. E di me. Prima di venire a vivere qui sono passati otto anni di continui viaggi per tutta l’isola, qui sono sempre stata bene, ma non avevo il coraggio di lasciare tutto il mio mondo lì in Italia, lì dove probabilmente sei tu in questo momento.

Sono fortunata, sai? Ho visto le Aaran quando c’era solo un B&B nella maggiore delle isole. Ho visto le scogliere del nord quando quasi nemmeno le guide ne parlavano. Ho visto le cose, tante cose, cambiare troppo rapidamente.
E mi sono rifiutata, ostinatamente, di vedere il nord occupato. Boicotta gli UK, mi dicevo. Orgogliosa e piena di rancore, non volevo pagare sterline inglesi in terra d’Irlanda. Pensavo a questo come al cattivo gusto di una bestemmia in chiesa. E un giorno mi sono trovata di fronte ad un libro, in italiano, nel quale ho letto meglio la storia di dieci eroi. Nell’epoca dominata dal disturbo alimentare, leggere di questi dieci giovani che, per dimostrare il loro dissenso, per gridare al mondo attraverso quel lugubre, inglese, bavaglio, hanno rinunciato al cibo è stato aprire i sensi ad un mondo nuovo. Rinuncia al cibo come previsto dal vecchio codice celtico. Se qualcuno opera un torto nei tuoi confronti, qualcosa che ti danneggia e compromette, puoi digiunare dinnanzi alla sua porta (o nelle sue carceri) in modo che la responsabilità della tua morte, qualora lui non facesse nulla per distoglierti dal digiuno, ricada interamente su di lui. E così ho conosciuto e amato Bobby, Francis, Raymond, Patsy, Joe, Kieran, Martin, Kevin, Tom, Mickey. E così, grazie a Manuele Ruzzu e al suo Martiri per l’Irlanda, ho pianto, ho odiato, ho sofferto. Ed ho capito. Ho capito che dovevo vedere, toccare con mano. Così, dopo nove anni che non mettevo piede in suolo considerato inglese, eccomi a Belfast.
(segue)

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