le rubriche

le cronache e i giorni

di marina wiesendanger

Mi è già successo di cambiare vita. La prima volta non lo sapevo che è un privilegio.
Capisco che è peggio di un film, c’è molta più azione. Penso di pensare alla mia vita nuova, quella davanti, da ora in poi, e già mi fermo a chiedermi, in poi? E chi lo sa, anzi lo so che si può dire solo: ora. L’in poi è già bello che impossibile.
Insomma, penso a ora. Ma non posso, devo andare necessariamente molto indietro, oltre ieri, perché un filo deve pur esserci se oggi sono qui, e viene da più lontano di questo cambiamento, che è solo l’ultimo. E non ho voglia! Non ho voglia adesso di rifare tutto il percorso, anche perché non ci credo che è diritto, sono sicura invece che nel lontano c’erano già cose di oggi, a sprazzi, oltre il calendario, lo so perché le ritrovo qui davanti a me.

Posso saltare la storia della mia vita in ordine cronologico? Sì, grazie. Vado bene lo stesso.
Più di tutto mi piace e mi colpisce la grande differenza che vivo. Un grazie ai miei genitori, così diversi loro due ma tanto simili nel prendere la vita e, l’ho visto davvero, le loro diversissime morti.
Mi devono avere messo dentro qualcosa di loro, nel carattere, che mi ha salvato la mia di vita, fin qui.

La differenza tra il mio ieri e l’oggi è addirittura ridicola, non fosse che più di tutto è fantastica.
I fatti sono ridicoli, come quando a Milano, a un taxista che mi chiedeva dove volevo andare, ho risposto, un momento per favore...non me lo ricordo. Ma il senso è bello, e nuovo di pacca. Come trovarmi nel prato davanti a una piscina di gomma, chiusa e senza più charme, alle cinque di sera con le forbici in mano per sfoltire i rami sfioriti degli oleandri, perché è ora, è come mettere via le cose d’estate, basta ricordi di fiori, è tempo di cambiarsi.

E io come ero vestita, senza accorgermene avevo il pigiama. Perché venivo dal letto, pioveva e ci sono andata, ma poi ha smesso e c’era il sole. E quindi sono uscita.
Incontrare gente qui non è una variabile, non c’è nessuno. Quindi la dimentico e vivo per i miei soli pensieri, senza nessun rispetto e adeguamento al sociale.
Mi sembra, in questi casi di solitudine e di pensieri sparsi liberi senza cercarli, insomma senza domande nella testa, ma vaghi e naturali, sì, mi pare di avvertire qualcosa vicino, molto vicino, alla mia destra, di fianco. Qualcosa che mi fa essere improvvisamente presente, ma senza allarme.
Penso che sia la mia vita, che mi segue per i fatti miei, e non è che mi richiami per avere attenzione, è proprio che è forte, la sento, ha una grande energia e siccome io non le do retta ecco che siamo insieme, sì, ma due. Di fianco, certo, ma non attaccate. È più distante di un’ombra, che sempre ti segue e mima le tue mosse, e si muove secondo la luce, si allunga, si accorcia. Ma ti è attaccata anche nei suoi trasformismi, anche se sembra scherzare. Tanto che non puoi smettere di guardarla, lei gioca e tu osservi e ci stai, ti diverte.
È diverso quello che avverto, è una coscienza di cui io non mi curo adesso, e credo che quindi lei si allinei al mio fianco destro semplicemente perché esiste, c’è. E senza nessun senso di rimprovero verso di me, o di cattura di me, o di potere. C’è e basta e ogni tanto l’avverto anch’io nella mia allargata, esagerata libertà.
Mi fa piacere che ci sia. Come va avanti questa nuova storia non so, ci penserà lei. Per ora mi basta viverla, vestita di qualcosa che non sto a scegliere, un po’ d’attenzione al caldo e al freddo.
Che, anche loro, sono meno lontani e importanti di quanto pensassi fin qui.

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