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facce
di cattiveinclinazioni |
Mi sveglio da solo che sono sudato fradicio, una serie di incubi mi hanno accompagnato tutta la notte, non vorrei alzarmi ma un calcio di mia moglie mi scaraventa fuori dal letto, ho capito, devo andare. In bagno mi guardo allo specchio, vedo qualcosa di strano, forse sono ancora assonnato, no, c’è veramente qualcosa, un lato del mio viso pende come se la mia faccia volesse scollarsi. Infatti è così, la mia faccia pian piano si scolla e finisce nel lavandino per poi scomparire nello scarico. Oh cristo santo!
Come è potuto succedere, eppure la trattavo bene la mia faccia, usavo sempre la schiuma da barba all’eucalipto e anche la crema idratante per il viso, perché se n’è andata via? Devo fare qualcosa, non posso perdere la mia faccia così.
Ci sono, andrò al depuratore comunale, magari la trovo in qualche vasca di trattamento prima che la scarichino in mare. Si, farò così.
Non perdo tempo, indosso la prima cosa che mi capita ed esco, c’è uno strano traffico stamattina, siamo tutti incanalati verso la strada che porta al depuratore, una strana sensazione mi assale, dopo un’ora di fila riesco a parcheggiare, c’è folla all’ingresso dell’edificio e dopo un po’ riesco ad entrare.
Mai pensato che l’atrio di un depuratore potesse somigliare alla hall di un grande albergo, alcune hostess ci fanno sistemare su delle poltroncine. Riesco ad identificare quella che sembra la responsabile della reception.
- Mi scusi signorina, ma stamattina ho perso la mia faccia nel lavandino ed è probabile che si trovi qui da qualche parte.
Lei mi guarda un po’ infastidita.
- Tutti così il lunedì mattina…lei deve aspettare il suo turno, in questo momento stiamo gestendo quelli che hanno perso la testa, poi sarà il turno di chi ha perso la speranza e poi ancora il turno di chi ha perso l’orgoglio, dopodiché sarà il turno di chi ha perso la faccia e quindi anche il suo.
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Ritorno confuso al mio posto e attendo il mio turno. Intorno a me gente arrabbiata e disperata che si muove attonita in un turbinio di suppliche e bestemmie. Dopo un po’ un uomo anziano dai capelli argento e in tuta da lavoro bianca si avvicina.
- Prego, mi segua.
Mi alzo e lo seguo fuori dall’edificio, arriviamo nel grande piazzale dove ci sono le vasche di depurazione; dentro, oltre ai liquami, scorgo oggetti dalle forme più bizzarre.
- Questa è la vasca dove affiora l’orgoglio perso delle persone e là invece c’è la vasca dove arriva la speranza, la prossima vasca è la sua.-
Raggiungiamo quella che sembra la più grande delle vasche, è circolare ed è piena di liquami maleodoranti, in superficie galleggiano strane cose, sono tutte le facce che le persone hanno smarrito.
- Ma sono tutte uguali! le facce che galleggiano sono tutte uguali! Ora come faccio a riconoscere la mia? - dico con la voce rotta dall’emozione.
- Guardi – risponde l’uomo in tuta bianca - non si stupisca, le persone che perdono la faccia hanno tutte la stessa espressione, la stessa smorfia di dolore trattenuta a stento, ecco perché si assomigliano tutte in quella vasca. Dia retta a me, qui non c’è trattamento di depurazione che tenga, la lasci perdere la sua faccia, cerchi di costruirsene un’altra, giorno dopo giorno, nelle cose che fa e senza aver paura ma traendo spunto dagli errori commessi.
Mi mordo un labbro dalla rabbia, ci tenevo a quella faccia, eppure l’uomo ha ragione. Faccio un cenno con la testa, l’uomo in tuta bianca aziona deciso una leva su un quadro comandi e il meccanismo svuota la vasca con i liquami e le facce in mare. Guardo quella massa informe farsi spazio nelle acque adiacenti alla costa e poi dissolversi in breve tempo senza lasciare più traccia. Quella è stata l’ultima volta che ho visto la mia faccia.
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