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filoxenìa
di benty (grecia) |
Stavros è il muratore albanese che abbiamo contattato qualche mese fa per realizzare i lavori di ristrutturazione della scuola. Vive in Grecia da qualche anno e ha due bambine piccole, già in grado di parlare correttamente la lingua locale.
In realtà Stavros non si chiama così, ma qui è pratica diffusa degli immigrati albanesi affibbiarsi dei nomi greci. Non so quanto ciò sia dovuto all’impronunciabilità dei nomi originari o a un improbabile tentativo di captatio benevolentiae. Ha due fratelli che vivono in Italia ed è andato a trovarli qualche anno fa. E' rimasto incantato dal nostro paese, e soprattutto dagli stipendi, a suo dire stratosferici, che i suoi fratelli percepiscono in Italia per effettuare quei lavori pesanti, che né greci né italiani vogliono o sanno fare più.
Con Stavros sono andato un paio di volte in macchina a fare delle commissioni, e sono state esperienze indimenticabili. Su un trabiccolo malandato si lanciava a tutto gas per le strade strette di Kalamarià, il quartiere dove vivo, incurante di precedenze e semafori rossi. Ha preso tempo fa la decisione forte di non fermarsi più agli stop, si limitava a suonare il clacson, se poi qualcuno non si fermava peggio per lui. Itinerari mistici per me, che mi hanno decisamente riavvicinato al gusto pieno della vita (cfr Averna). Si vanta di aver avuto qualcosa come 20 incidenti in dieci anni, fra cui il tamponamento di una macchina della polizia, mi ha confessato ridacchiando soddisfatto.
Nemmeno ci penso a chiedergli come si trova in Grecia, o a tentare il minimo paragone fra le nostre esistenze parallele da immigrati.
Essere italiano qui significa esser visti con simpatia, nonostante non lasciamo sempre la migliore delle impressioni quando veniamo in vacanza nelle isole greche. Più d’uno è disponibile ad attaccar bottone appena si ammette la provenienza italica. Chiunque conosce tre parole di italiano, qualche personaggio, alla peggio qualche canzone, il che comporta sempre il rischio di assistere a delle atroci performance canore che spaziano da Volare a Felicità di Al Bano e Romina. Moltissimi greci sono stati o sognano di andare ad ammirare le bellezze del nostro paese.
Non credo che Stavros goda dello stesso tipo di cordiale trattamento che viene in genere riservato a me. Soprattutto ultimamente.
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Durante le vacanze di Natale un diciassettenne albanese è stato ucciso, massacrato di botte da un gruppo di bulletti nazionalisti di Creta, senza un motivo, se non la colpa di venire dal paese sbagliato. Intanto Karazaferis, scalmanato leader del partito ultranazionalista cristiano Laos, si è candidato alle elezioni del sindaco di Salonicco, che ci saranno a settembre. Le proiezioni più recenti lo danno già al 12%. I miei colleghi mi riportano frasi pronunciate da ragazzine greche di diciotto anni in classe del tipo “se vedessi un albanese che sta morendo non proverei niente”. Io stesso ho uno studente che disegna svastiche sui quaderni e si professa ammiratore di Hrisì Avgì, formazione politica di estrema destra, praticamente la Forza Nuova greca.
Stavros mi ha raccontato che dopo la vittoria dell'Albania sulla Grecia, per le qualificazioni al mondiale di calcio del 2006, dei greci esagitati, riconosciutolo dalla targa come albanese, gli hanno sfasciato la macchina a calci mentre portava il nipotino malato all'ospedale. Eppure Salonicco è una città che da sempre si basa sulle differenze etniche, sulle convivenze di popoli, razze e religioni diverse. Inoltre i greci hanno una antica tradizione di emigranti, ce ne sono molti milioni in più sparsi nel mondo che in patria. Sono ancora in vita parecchi degli abitanti del Ponto, o quelli che abitavano in Turchia, fino agli inizi del secolo, e che furono costretti a lasciare le loro case in città ricche e celebri per la loro cultura, come Smirne, per trasformarsi in immigrati di ritorno, maltrattati dal loro stesso popolo, visti come un pericolo, un fastidio, derisi (tutt’ora sono i “ponti” oltre alle bionde i “carabinieri” delle barzellette da queste parti).
Mi hanno raccontato che un tempo i primi albanesi che emigrarono in Grecia furono accolti con benvolere e visti con simpatia, aiutati dalla gente. Ora non è più così.
Peraltro il tasso di criminalità della Grecia, nonostante un fortissimo tasso di immigrazione per un paese così piccolo, è rimasto risibile in confronto a qualunque delle nostre città del sud
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