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non solo di chilometri si fa un viaggio
di raquel rodrigues valdas (brasile) |
È difficile fare il viaggiatore a Salvador, capoluogo dello stato di Bahia. Fare il turista, invece, è molto più semplice.
Appena sali su un taxi ti chiedono se non vuoi fare un city tour oppure andare alla spiaggia del Forte, a circa 80 km dalla città. Le vecchie case del quartiere Pelourinho, nel centro storico di Salvador, sono ormai negozi di magliette che ti servono a provare che ci sei stata. Ad ogni angolo ci sono donne che per un buon prezzo (contrattabile, come conviene a chi fa il turista) ti fanno le treccine afro.
Ci sono gite organizzate (e ben pagate) per vedere e partecipare ai rituali della religione Candomblé. Andare al Mercato “Modelo”, l’antico mercato comunale è comprare souvenirs fatti di cocco e di cuoio. Salire la piccola scalinata della Chiesa del Bonfim è un duro combattimento contro una ragnateladi venditori di “fitinhas do Bonfim” (i nastrini colorati che i brasiliani portano intorno al polso) e di rosari.
Tuttavia dalle finestre di certi palazzi riesci a vedere le case colorate e qualche chiesa del Pelourinho e se lo fai, sei pittore.
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Se cerchi di capire con il tuo povero latino le frasi scritte sugli “azuleijos” (le piastrelle dipinte in tono di azzurro, tipiche del Portogallo) del convento di San Francesco, sei linguista.
Se ti metti a guardare e studiare il perché dell’altare e delle pareti coperte di oro della Chiesa di San Francesco, sei storico.
Se per caso ti capita di andare alla messa nella Chiesa della Madonna del Rosario dei neri e ascolti i canti cattolici al suono dei tamburi africani, sei antropologo.
Se esplori con gli occhi la Baia di Tutti i Santi seduto all’ombra di un albero di mango nel cortile del Museo di Arte Sacra (una volta convento di Santa Teresa), allora sei geografo.
Se riesci ad essere tutto questo, sei viaggiatore.
Se non ti pesa più tanto il cuore quando guardi bambini sporchi che dormono sul pavimento sporco in mezzo alla strada che ti porta ad un elegante centro commerciale, allora sei brasiliano come me.
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