Cose dall'altro mondo

finta imitazione

di boinz
(francia)

Ho capito cosa provi un cieco che guarda un film muto una sera che dopo cena a casa di amici, ci siamo messi a guardare lo spettacolo di un imitatore: tutti che si sbellicavano dalle risate mentre io, che non riconoscevo una voce che fosse una, non riuscivo ad andare al di là di un sorriso ebete di circostanza. La morosa poi aveva addirittura le lacrime agli occhi:

“Uguale!! Uguale!!!”
Ma uguale a chi??? Così ogni volta che cambiava il personaggio dovevo chiederle ragguagli che lei –gentilissima- mi forniva con larghezza di dettagli:
“Scusa, questo chi è?”
“Ah, questo è ****, un politico famoso per essere un po’ ladro.”
“Ah questo è un calciatore tombeur de femmes.”
“Questo è il presentatore della tal trasmissione!”
Eccetera.
Le sue spiegazioni si facevano però via via più concise:
“Questo...è... uno. Un tizio. Poi te lo spiego”
“Ehm, è uno famoso...”
“Ufff... uno.”
Fino a chiudere il discorso con l’inevitabile:
“E dai, non mi fai capire niente!”
abbandonandomi al mio destino.

Così tra l’angosciato, l’invidioso e il mio sorriso ebete mi sforzavo di immaginare chi potesse essere l’oggetto dell’imitazione. Ma a parte la mia idiosincrasia per le celebrità, il problema qui in Francia è che davvero non si riesce a distinguere un personaggio dall’altro, un presentatore dall’altro e soprattutto un uomo politico dall’altro: sì vabbè, Sarkozy è Sarkozy e Chirac è Chirac ma tutto il resto è noia. Mi sembra di essere tornato ai bei tempi del pentapartito, dove la differenza tra Pietro Longo e Altissimo sfuggiva pure alle rispettive signore.

La televisione a sua volta è un minestrone totale, con talk show a tutte le ore del giorno, i cui presentatori appaiono regolarmente nelle vesti di ospiti in ciascuno dei programmi concorrenti, creando così un circolo di una mezza dozzina di persone che si invita e si intervista addosso l’una con l’altra. Perdere il controllo in una situazione del genere è facilissimo e infatti io ci ho rinunciato.

Mes chers compatriotes...”
Chirac ! Finalmente uno che conosco anch ‘io !

Seguo il finto discorso presidenziale con un’attenzione che non dedicavo neanche a quelli veri di Ciampi ma lo stesso alla fine mi sfugge la battuta.

Non è colpa mia: il punto è che il francese che ti insegnano a scuola non c’entra nulla con quello parlato dalla gente. O meglio: ne rappresenta grosso modo i due terzi, la struttura portante. Tutto il resto è gergo, il famoso “Argot”, la lingua usata dalla mala per non farsi capire dalla polizia. Molti di questi termini “argotiques” col tempo sono infatti entrati nell’uso comune, e così gli unici che oggi fanno fatica a comprenderlo sono gli stranieri.

Ok, anche da noi si usano molte espressioni gergali, ma in prevalenza si tratta di verbi: non so, “acchiappare” invece di “prendere”; “grattare” o “soffiare” invece di “rubare”; “fregare” invece di “importare” ecc. per cui con un po’ di fantasia, dal contesto si riesce lo stesso a cogliere il significato della frase.
In francese invece oltre ai verbi cambiano anche i sostantivi per cui le frasi diventano spesso incomprensibili.
“Che flotta oggi, si caglia.”
“Passami l’Acchiappatopi.”
“Domani è la staffe della naddo.”
E tu che li guardi col sorriso ebete.

Anche da noi in certe zone si usa il “verlaine”, alias “l’envers”, alias “l’inverso” ma insomma, in italiano capirlo è questione di un minuto perché in fin dei conti è solo un’inversione delle sillabe: “Oggi è la staffe della naddo, oggi è la festa della donna.”
Elementare.
In francese invece questo semplice processo provoca radicali cambiamenti della pronuncia che rendono impossibile risalire alla parola d’origine: per esempio la “fête” che si pronuncia feeet (con un piccolo belato) in verlaine diventa “tefe” che si pronuncia “teuf”: non c’entra più niente, così come la “femme” diventa “moeuf”. Una tragedia.

Così eccomi davanti alla tele, guardando un comico sconosciuto che imitando qualcuno che non conosco, racconta una barzelletta la cui battuta finale mi sfugge per l’uso di un termine incomprensibile. Sorrido cordiale mentre intorno a me tutti si ribaltano dalle risate ma se c’è un Dio prima o poi alla tele daranno “Ricomincio da Tre” senza sottotitoli e allora ne riparliamo.

Ah, a proposito: “Che flotta oggi si caglia!” vuol dire “Che pioggia, oggi si muore dal freddo”. Ditemi voi...

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