Cose dall'altro mondo

hockey

di vololibero
(u.s.a.)

Il mondo si separa in due correnti di gente che si immergono dentro al Madison Square Garden e, per una volta, io vado coi V.I.P.
Il che vuol dire vetro e metallo, invece che cemento, e scale mobili invece di scale e basta (e quante). E che i blue collars rimangono fuori, ed ordine subentra al caos.
Lo stadio è in buono stato ma dimostra la sua età, non e' moderno come pensavo. Però è grande, ed è strano pensare che sono seduto in uno stadio costruito dentro un palazzo, nel bel mezzo di New York, e che pochi piani sotto di noi c'è la Penn Station, la stazione dei treni che vanno ad ovest (il resto dell'America) e verso Long Island, e sotto questa ci sono due stazioni della metro che servono sei o sette linee e sono collegate da un corso sotterraneo pieno di negozi e di ristoranti. Eppure da fuori non è che un palazzo come gli altri, ed anche questo è New York.
Si avvicina l'ora della partita ma lo stadio è mezzo vuoto, anche se i Rangers, la squadra locale, gioca contro i Lightnings (Tampa, Florida). La gente si comporta come italiani in piazza: chiacchiera, si muove, ordina cibo dal personale dello stadio che passa di continuo tra gli spalti e poi te lo porta direttamente dove sei seduto.
E continua a farlo durante tutta la partita, tanto che alle volte il pubblico sembra quasi non badare al gioco.
Gente continua ad arrivare ogni momento, e dopo un'ora, alla fine del primo dei tre tempi, lo stadio è ormai pieno per due terzi.
Ed io mi accorgo di come è diversa l'America. In Italia quando andiamo a vedere un evento, sportivo o altro, siamo spettatori, ci subordiniamo ad esso. Arriviamo puntuali. Facciamo il tifo e gridiamo, ma sempre perché è parte dell'evento. Gli americani, invece, non smettono mai di essere individui, e fanno quello che gli pare, sempre. Loro vengono sempre prima dello spettacolo. E la partita è uno spettacolo. Lo sport è violento, e molto dinamico e veloce, e richiede finezza di gambe e di braccia, e rapidità d'occhio e di riflessi. I giocatori continuano ad entrare e uscire dal campo, in un modo che confonde un po' chi è abituato al calcio, ma che ha senso considerata l'intensità fisica dell'hockey.
Per lo stesso motivo la partita è spesso interrotta da intermezzi, durante i quali accadono le cose più varie. L'incredibile capacità degli americani di vendere sempre e comunque viene dimostrata quando fanno passare sui maxi-schermi degli auguri di compleanno (pagati, è chiaro) per gente nello stadio, e quando portano una macchina con ruote per la neve sulla pista (che è ghiacciata, questo è hockey su ghiaccio).
E poi è un'alternarsi di piccoli spettacoli; di tifosi che vengono sbattuti in televisione a rendersi ridicoli; di bambini che vengono fatti giocare ad hockey mentre le due squadre si riposano; ed ancora pubblicità. Ed il pubblico partecipa, conscio e soddisfatto di tutte le cose che sono state organizzate per intrattenerlo (e ci mancherebbe non l'avessero fatto...). Si vede sugli schermi e saluta, ed è sempre completamente a suo agio quando viene ripreso.
Hanno dato dei calendari all'ingresso ed ora dicono che sono sponsorizzati da Toyota (o Panasonic) e di farli vedere. E quando inquadrano il pubblico tutti sollevano i calendari, a due mani, per mostrarli. Quello che per gli italiani sarebbe ridicolo, per gli americani è invece semplicemente partecipare all'evento. In un qualche modo strano, gli americani non sono mai ridicoli, perché non sono mai veramente consci di cose che "non si dovrebbero fare". I gestori dello stadio sono a favore dei Rangers, e senza alcun ritegno. Dagli schermi incitano il pubblico a fare il tifo (ma il pubblico è più tranquillo che in Italia durante una partita), e fanno addirittura passare uno spezzone di un film in cui un allenatore incita la sua squadra a distruggere gli avversari...
La colonna sonora è fatta di canzoni rock, con sconfinamenti fino ai Nirvana. E quando, all'inizio della partita, una cantante ha cantato l'inno nazionale (con tanto di delegazione della polizia di NY alle spalle, bandiere e tutto), il pubblico rumoreggia sempre di più, fino a scoppiare in un applauso alla fine. Fa scorrere un brivido, e non di paura: gli americani sono davvero orgogliosi di essere americani.
La partita dura oltre due ore e mezzo, con molte pause, e rimane patta sino alla fine, con la gente sempre più tesa, alcuni che gridano "forza, signorine, adesso datevi da fare" o "colpiteli col corpo!". Si va ai supplementari, ed i Rangers perdono. Ed all'istante il pubblico perde interesse. Niente grida protratte, contestazioni, scene di caos. Il pubblico si alza, lamentandosi magari col vicino, e se ne va, quasi avesse già dimenticato la partita. The game is over, c'è un vincitore (ed un perdente), ed in America non c'è tempo di pensare al passato.

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