|
una volta nel nord
di mdd (irlanda) |
(parte seconda; la prima parte qui)
Il pullman dall’aeroporto di Dublino parte alle 16:00 del 28 luglio, data storica nella quale l’IRA inizia la resa dell’arsenale dichiarando la cessazione delle attività. Mi sembra un buon auspicio, quindi mi accomodo. Guardo i volti, guardo le strade che fino ad un certo punto ben conosco. Poi un sms mi informa che il mio roaming è passato sotto celle UK e cerco di fingere che non voglia dire niente.
La città mi accoglie senza amore. Pioggia come mai ne avevo presa prima in Irlanda, mi schiaffeggia con forza facendomi pagare ad ogni passo il mio pregiudizio. Stremata, dopo una giornata non semplice, crollo nel letto di un sudicio bed&breakfast dal quale sarei fuggita a gambe levate il mattino dopo. Belfast continua a guardarmi con sospetto. E io non sono certo scevra da pregiudizi. Complice il mese orangista che porta tutte le strade protestanti a vestirsi a festa, creandomi imbarazzo, disagio e rancore nel vedere tutte quelle bandierine rosse e blu.
Il mio aggirarmi per le strade storiche della rivolta, alla ricerca di mausolei, lapidi, shop dello Sinn Féin non si può certo definire imparziale. Prendo le mie parti con tassisti protestanti attraverso le famigerate Falls Road, entro a cercare libri in gaelico scambiando opinioni con una donna che mi augura “cento mille volte” fortuna nella mia ricerca dell’Irlanda.
Alla fine di quella cattolica strada in salita il mio biondissimo tassista mi accompagna in macchina nel cimitero di Milltown. Lì riposano i corpi martoriati dal digiuno di alcuni degli hunger strikers, il più famoso dei quali è senza dubbio Bobby Sands. Lui c’è, ma il tassista mi dice che la sua tomba è oggetto di assalti di giovani protestanti, così ogni tanto la bianca croce viene spezzata e sostituita, in un doloroso gioco che non rispetta nemmeno il silenzio della morte e la quiete di quel posto. Sai, a me i cimiteri del nord piacciono. Qui non si ha l’ossessione della cura della tomba. La tomba è un luogo di pace, non di attaccamento e rimorso: le persone sono importanti da vive.
|
Così, con il fiore della resistenza in mano mi sono recata a far visita ad uno dei miei eroi, speranzosa di trovare anche Francis, quello che nel nord era conosciuto come il nuovo Michael Collins, un vero idealista, terrore dei gruppi armati protestanti.
Un giovane con gli occhi pieni di amore per la propria terra, un giovane che ha vissuto gli ultimi anni della sua vita in totale solitudine, fuggendo di notte e dormendo di giorno. Vorrei parlarvi di lui, lui per il quale sento una vicinanza così forte, ma farlo adesso richiederebbe troppo spazio e troppo tempo, così vi chiedo di aspettarmi, lo farò.
Chiedo al mio tassista dove sia Francis e mi risponde che è nelle sue terre e guardo il cielo, pregando in silenzio perché un giorno possiamo festeggiare insieme una sola Irlanda, perché la morte di quei dieci ragazzi, come di tutti gli altri irlandesi, cattolici e protestanti, nel corso della storia, sia stata l’ultimo grande sacrificio di una terra spaccata dalle ingiustizie.
Camminando per le strade, infatti, sento il cambiamento. A Belfast, come nel resto dell’Irlanda, la gente ha ritrovato il benessere. E dove c’è benessere c’è minor bisogno di combattere, anche se per una cosa nobile come la libertà. In fondo, Bobby, Francis e gli altri hanno combattuto perché a quei tempi essere irlandese, essere cattolico significava emarginazione e ingiustizia, significava sofferenza. Di cose brutte ne sono successe, ma qui la gente ha voglia di dimenticare, ha voglia di non vedere la cicatrice. I fiumi di soldi arrivati dall’Europa hanno sedato gli animi, archiviato i ricordi e nella nuova Irlanda la gente perde memoria della propria storia al ritmo degli acquisti, del risparmio zero, della ritrovata libertà sessuale.
Così, giorno dopo giorno, cammino per le strade sempre meno irlandesi e sempre più imbastardite e vedo quella bellissima pelle bianca lentigginosa frantumarsi come piena di crepe e quel volto sorridente che vedevo ormai otto anni fa in quest’isola inizia a sembrare un volto dal sorriso quasi inquietante.
|