le rubriche

effrazioni

di caracaterina

cartotomia

La carta è femminile, la luce è femminile, la stanza è femminile. Femminile è la piastrella, femminile la lama, la lampadina. La commode.

Maschili l'ingranditore, il coltello, il calorifero, il comodino.

Carta-vince-su-pietra-pietra-vince-su-forbici-forbici-vince-su-carta

La lotta avviene all'alba, prima della Cruda luce del mezzogiorno. Entrambe misurano un metro per settanta centimetri e mezzo. La lotta avviene su un tavolo, a sinistra. Il tavolo è un rombo grande, bieco-sbieco. Il bordo è arancione, no, azzurro, no, rosa. Il bordo è una cornice che contiene un tavolo rosa. No, nero. Sotto è nero, dentro è nero, è un buco nero.

Carta-vince-su-pietra-pietra-vince-su-forbici-forbici-vince-su-carta

Sopra il tavolo due comodini, due poveri parallelepipedi di cartoncini azzurri, di due azzurri diversi. Il più piccolo è in bilico sul bordo, un piedino è quasi fuori. Sembra arretrare, sta per cadere, giù, per terra, sul pavimento di pietrisco.

Carta-vince-su-pietra-pietra-vince-su-forbici-forbici-vince-su-carta

Il comodino grande ha due manopole a punta, gialle, aguzze e imprendibili senza tagliarsi, che non aprono nulla perché non ci sono sportelli, solo un buco infuocato, sotto di loro, un buco infernale, un inferno da tutti i giorni, fin da quando c'è memoria. Piastrelle piastrelle piastrelle. Il comodino grande è una stufa di ghisa. Una stufa spenta e fredda. "Stufa" è femminile.

Carta-vince-su-pietra-pietra-vince-su-forbici-forbici-vince-su-carta

Il pavimento è pieno di stelle. Le stelle sono nere. Le stelle sono buchi nel pavimento, buchi nel muro, buchi neri intorno alla lampadina che scende dal soffitto, dondolando urlante, dentro una stella enorme che buca il comodino grande, che adesso è a terra, rovesciato, sul pavimento di pietrisco, e il comodino grande adesso è rosso, non più azzurro, il suo petto è rosso, la sua testa è rossa, restano gialle le due manopole, grandi, a punta, ma ora sembrano più molli, più tenere, la loro cornice è azzurra, non più nera. E la bocca di fuoco si è chiusa.



Carta-vince-su-pietra-pietra-vince-su-forbici-forbici-vince-su-carta

Nella luce del mezzogiorno ogni cosa è al suo posto. Il pavimento è tutto pulito, a rombi grandi, di piastrelle in fuga. Il pietrisco non è che una cornice sottile, un bordo chiaro e lineare che corre a spezzarsi a punta in un angolo acutissimo fra due pareti nere. Una finestra a destra, senza luce, piena solo di altre finestre, senza luce. Una radio a sinistra (oppure è una stufa?), con due manopole azzurre, due piccoli tronchi di cono, sottili e spuntati. L'oggetto troneggia sopra una vuota commode.

Stefano Grondona, per mostrarsi in giro, dagli anni Ottanta taglia la carta. Può farne "negativi di cartone", ad esempio, su carta fotografica precedentemente immersa nello sviluppatore. Può disegnarci sopra, ad esempio, un Punto fermo al centro dell'universo. Con una lama poi incide tutte le linee che compongono il disegno e scompone l'immagine formando una specie di collage smontabile. Quindi toglie i vari pezzi in gruppi successivi, fino a svuotare completamente il foglio. Ogni volta che toglie qualcosa, espone la carta alla luce dell'ingranditore, in cui ha inserito un negativo non esposto, sviluppato e trasparente, per avere la grana puntiforme formata dagli alogenuri d'argento. I grigi universi che emergono sono geometrie claustrofobiche di finestre cieche, di mattonelle infilate, di tubi di scarico che inghiottono lamette appoggiate al bordo dei lavabi, attraverso imboccature minuziosamente decorate.

Se invece decide di colorare il suo universo di otto metri quadri, Grondona ritaglia cartoncini di colori differenti e ne appoggia i profili vuoti l'uno sull'altro, in una stratigrafia di tagli che anatomizzano un orribile segreto, che ha più di trent'anni di piccole stanze, di coltelli e di chiavistelli. Il cartoncino che fa da base a tutti gli altri e in cui precipitano tutte le forme di stella, piastrella, tavolini e commode, è sempre nero.

Stefano Grondona era un artista anche prima. Dopo, è stato necessario diventarlo.

indietro   |   indice   |   avanti